Lunedì 18 Novembre 2019

Le invisibili

L’intento di Petit, sin dagli esordi dedito all’impegno sociale e all’approfondimento di problematiche legate, in particolar modo, al mondo del lavoro (dalla disoccupazione in Discount allo sfruttamento in Carole Matthieu, le sue precedenti opere), è quello di restituire in maniera non episodica dignità e visibilità a quelle frange della società attuale troppo di frequente relegate ai margini, sino a perdere voce e diritti

Le invisibili
 PROVINCIA - L’intento di Petit, sin dagli esordi dedito all’impegno sociale e all’approfondimento di problematiche legate, in particolar modo, al mondo del lavoro (dalla disoccupazione in Discount allo sfruttamento in Carole Matthieu, le sue precedenti opere), è quello di restituire in maniera non episodica dignità e visibilità a quelle frange della società attuale troppo di frequente relegate ai margini, sino a perdere voce e diritti.

«Le mie protagoniste, gran parte delle quali vive davvero in strada in una condizione di sopravvivenza, sono combattenti di una Resistenza contro l'epoca contemporanea che non le vede nemmeno, e che non ha posto per loro».
Così il regista francese - classe 1983 - Louis-Julien Petit definisce le quattro donne (tutte attrici non professioniste, tutelate attraverso l’uso di soprannomi che fanno riferimento a donne celebri della cronaca e della cultura contemporanee - da Lady D a Édith Piaf, a Brigitte Macron e Beyoncé - al fine di preservarne la privacy) al centro della storia raccontata nel suo terzo film, Le invisibili, abilmente sospesa tra la commedia farsesca e il dramma e già campione d’incassi ai botteghini francesi, con un introito di oltre 10 milioni di euro.

L’intento di Petit, sin dagli esordi dedito all’impegno sociale e all’approfondimento di problematiche legate, in particolar modo, al mondo del lavoro (dalla disoccupazione in Discount allo sfruttamento in Carole Matthieu, le sue precedenti opere), è quello di regalare in maniera non episodica dignità e visibilità a quelle frange della società attuale troppo di frequente relegate ai margini, sino a perdere voce e diritti. Ma non solo: “le invisibili” nel film non sono soltanto le donne senza fissa dimora. Al loro fianco nel lungo e complicato percorso di ricomposizione della propria vita ci sono altrettante donne, quattro assistenti sociali il più delle volte altrettanto invisibili e non considerate (interpretate dalle attrici Corinne Masiero, Audrey Lamy, Déborah Lukumuena, Noémie Lvovsky).

La narrazione si apre al centro diurno Envol, nel momento in cui il Comune decreta la sua chiusura: è qui che il plot prende il largo e si vivacizza, mostrando la tenace battaglia delle quattro assistenti sociali in favore delle loro protette, bisognose di un lavoro che le sottragga alla vita in strada.
Per riuscire ad attribuire alla storia un maggiore realismo, il regista ha frequentato per un anno diverse strutture d’assistenza sparse sul territorio francese (tenendo presente che la percentuale femminile delle persone senza fissa dimora oltralpe si attesta sul 40%), incontrando sia le loro ospiti che le professioniste del sociale preposte a sostenerle.

Lo stile di Petit, incisivo e graffiante, fatto di bruschi scarti, di repentini passaggi da situazioni e scene armoniosi, anche figurativamente, all’uso della camera a mano, in sequenze caotiche e dense di pathos, ricorda da vicino quello del cinema dei fratelli Dardenne (Rosetta, 1999; Due giorni, una notte, 2014) e di Ken Loach (vedi l’ultimo Io, Daniel Blake, 2016, vincitore della Palma d’oro a Cannes).

«L'ispirazione me l'ha data Roberto Benigni con La vita è bella», rivela Petit. «Subito dopo averlo visto sono corso da mia madre e le ho detto: “Farò il regista, e nient'altro”. Il mio primo corto aveva come argomento La vita è bella, che era anche al centro della mia tesi sul determinismo alla scuola di cinema. Benigni ha saputo farmi ridere degli eventi più orribili, e io non ho dimenticato la sua lezione. Ho avuto anche altri esempi, però. La commedia anglosassone del periodo post-Thatcher, quella di Ken Loach, Stephen Frears o Peter Cattaneo, che hanno cercato di trovare un po' di humour nella crisi economica dando agli spettatori la sensazione che tutto fosse ancora possibile, e la forza per sperare in un miglioramento. Ma mi sono ispirato anche alla commedia italiana, in particolare quella di Ettore Scola o al Luigi Comencini de Lo scopone scientifico».

Lo scorso agosto la pellicola è stata mostrata alla sindaca di Parigi, per sensibilizzarla alle precarie condizioni di vita delle senzatetto della capitale francese. Grazie al suo intervento, a dicembre 2018 cinquanta fra loro hanno trovato una casa e ricevere assistenza medica e sociale.
Petit ha diffuso il suo film anche a scuola e in carcere, presentato proprio dalle sue protagoniste, quelle donne oramai non più “invisibili”: «Ho passato un anno a frequentare i centri di accoglienza e quando sono iniziate le riprese, dato che il film è stato girato in sequenza, ho visto a poco a poco lo sguardo delle ospiti del centro di accoglienza illuminarsi, le ho viste alzare la testa, ridere, raccontarsi. Questo film non appartiene a me, ma a loro, che hanno più titoli di studio, parlano più lingue e hanno maggiori competenze di me, ma hanno perso tutto in un attimo a causa di lutti, separazioni o violenze. Quello che è capitato a loro potrebbe succedere a chiunque: un amico, un parente, noi stessi. Quando te ne rendi conto cambi prospettiva, smetti di giudicare e ti rimbocchi le maniche».
Les Invisibles
Louis-Julien Petit
Francia, 2019, 102'
Sceneggiatura: Louis-Julien Petit, con Marion Doussot e Claire Lajeunie dal libro “Sur la route des invisibles - Femmes dans la rue” di Claire Lajeunie
Fotografia: David Chambille
Montaggio: Nathan Delannoy, Antoine Vareille
Musica: Laurent Perez Del Mar

Cast: Corinne Masiero, Audrey Lamy, Déborah Lukumuena, Noémie Lvovsky

Produzione: Elemiah
Distribuzione: Teodora Film

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