Sabato 04 Luglio 2020

L'agitazione

Cerutti: a Vercelli si chiude, 163 esuberi, sciopero anche lunedì e martedì

I sindacati manifestano

Cerutti: a Vercelli si chiude, 163 esuberi, sciopero anche lunedì e martedì

Il presidio a Casale questa mattina

CASALE - Si è interrotto l'articolato progetto di riorganizzazione e ristrutturazione del Gruppo Cerutti al quale l'azienda lavorava da mesi (dopo manifestazioni di interesse da Messico e Canada). Perciò, sebbene dalla realtà industriale casalese si speri e confidi «di poter in qualche modo riprendere le trattative con i predetti investitori o eventualmente di cogliere nuove opportunità,una volta che si avrà maggiore visibilità sugli effetti che la pandemia ha provocato sulla economia e sulla finanza in tanti Paesi» le Società Officine Meccaniche Giovanni Cerutti S.P.A. e Cerutti Packaging Equipment S.p.A. hanno illustrato (quest'oggi) alle rappresentanze sindacali una sorta di piano alternativo. Le reazione a quella che sarà una Newco che porterà a un numero di esuberi superiore a quanto paventato dall'ipotesi messicana e canadese, è stata immediata, con presidi negli stabilimenti di Casale e Vercelli e il blocco della produzione.

Nelle intenzioni della Cerutti c'è la volontà di presentare agli organi delle procedure di pre-concordato pendenti avanti il competente Tribunale di Vercelli, le linee guida dell’operazione alternativa, «che si ritiene funzionale alla salvaguardia dell’avviamento e della continuità aziendale e che vuole tutelar e anche l’occupazione nel territorio, pur con i dolorosi ma necessari esuberi - spiega la nota dell'azienda che puntualizza - La storia e il rapporto tra Gruppo Cerutti e le organizzazioni sindacali si sono sempre sviluppati con reciproco rispetto e collaborazione, nella ricerca delle migliori soluzioni da adottare a favore dei lavoratori e delle loro famiglie. Anche in un momento così difficile, il Gruppo ed i suoi azionisti non mancheranno di proporre e coltivare tutte le possibili iniziative per rendere meno doloroso il cambiamento che si prospetta. E‘ opportuno ricordare che, già dal 1° febbraio 2020, le Società insieme con le organizzazioni sindacali, avevano chiesto e ottenuto dal Ministero competente, fino al 31 gennaio 2021, la cassa integrazione in deroga per tutti gli attuali 288 dipendenti di Officine Meccaniche Giovanni Cerutti S.p.A.e Cerutti Packaging Equipment S.p.A.. Infine, è anche doveroso ricordare che le aziende del Gruppo al momento dell’acuirsi della crisi della carta stampata, con forte senso di responsabilità, e sempre a favore della difesa dell’occupazione, avevano scelto di consentire il passaggio dagli occupati di allora che erano 652 agli occupati di oggi che sono 288, con decremento dell’organico di 364 unità, prevalentemente attraverso il raccordo alla pensione e pertanto senza mettere in atto alcuna procedura di mobilità ostile».

Spiegano Fiom Cgil, Fim Cisl e Uilm Uil dei territori di Vercelli e Casale Monferrato con le Rsu che «La Direzione aziendale ha comunicato ufficialmente la dismissione del sito di Vercelli e un esubero di 163 dipendenti nei due siti, dovuti al forte indebitamento e alla crisi del settore. Da anni incombe sui territori dove sorgono gli stabilimenti della Cerutti una crisi che da tempo non crea più prospettive occupazionali e rischia di portare il settore manifatturiero a scomparire e purtroppo a pagarne le conseguenze sono e saranno le lavoratrici e i lavoratori. Come sindacato diciamo fin d’ora che metteremo in capo tutte le iniziative necessarie, a partire dalla dichiarazione di sciopero per tutta la giornata del 5 giugno, 8 giugno e 9 giugno,  abbiamo bisogno che l’azienda faccia uno sforzo per garantire tutti gli strumenti di tutela possibili per evitare questa tragedia, allo stesso tempo invitiamo tutte le istituzioni ad aprire un tavolo dove poter individuare dei percorsi di tutela. Il timore è che la situazione della Cerutti non sia un caso isolato, infatti nei territori stiamo riscontrando che in molte aziende ci siano già forti segnali di difficoltà dovuti alla mancanza di liquidità e al forte calo di ordinativi. Difendiamo il lavoro prima che sia troppo tardi».

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