Venerdì 14 Agosto 2020

Lavoro

Fornaro: «Un tavolo di crisi nazionale per la Cerutti»

163 gli esuberi prospettati

Fornaro: «Un tavolo di crisi nazionale per la Cerutti»

CASALE - Il Capogruppo di Leu alla Camera, Federico Fornaro, interviene sulla crisi Cerutti che, in seguito alla modifica dei piani aziendali, sembra andare nella direzione della chiusura dello stabilimento di Vercelli e verso la costituzione di una newco a Casale con soli 125 addetti.  

«Ho presentato alla Camera una interrogazione urgente sulla crisi della Cerutti per chiedere il Governo apra il prima possibile un tavolo nazionale con tutti i soggetti coinvolti. Occorre, infatti, ricercare tutte le soluzioni possibili per salvare uno straordinario capitale tecnico e umano rappresentato dalla Cerutti. Come in altre crisi è fondamentale l’unità delle istituzioni a tutti livelli e dei lavoratori e lavoratrici e dei loro sindacati» spiega l'esponente di Leu.

Al Mise un'interrogazione: «I 288 dipendenti della Cerutti sono in cassa integrazione straordinaria da marzo. Ora la notizia degli esuberi desta grande paura. Lo stabilimento di Vercelli, in funzione dal 1969, dovrebbe interrompere l’attività produttiva a luglio. Quello di Casale resterà attivo e impiegherà 125 lavoratori. A Vercelli lavorano 140 persone e secondo i sindacati non saranno molte quelle che potranno essere trasferite, al massimo 30; la Cerutti è una fabbrica storica dei territori vercellese e casalese. I lavoratori negli ultimi anni hanno accettato tanti sacrifici, ma nessuno degli ultimi piani industriali presentati si è mai trasformato in concrete possibilità di rilancio dell'azienda; la direzione aziendale si dice fiduciosa di “poter in qualche modo riprendere le trattative con gli investitori o eventualmente di cogliere nuove opportunità, una volta che si avrà maggiore visibilità sugli effetti che la pandemia ha provocato sulla economia e sulla finanza in tanti Paesi”, ma, ovviamente, la preoccupazione è tanta; da anni i territori dove sorgono gli stabilimenti Cerutti vivono una crisi che non crea più prospettive occupazionali e rischia di portare il settore manifatturiero a scomparire, creando gravi conseguenze per le lavoratrici e i lavoratori, molti dei quali da anni lavorano nella stessa azienda e difficilmente riuscirebbero a ricollocarsi altrove». 

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