Lunedì 20 Settembre 2021

L'intitolazione

L'Asps di Trino ricorda Filippi: l'aula magna ora porta il suo nome

La piccola cerimonia si è svolta sabato scorso

L'Asps di Trino ricorda Filippi: l'aula magna ora porta il suo nome

TRINO - «I tuoi insegnamenti saranno per noi guida e riferimento»: è questa la frase riportata sulla targa posta all’ingresso dell’aula magna dell’Asps di Trino con cui il consiglio di amministrazione e i dipendenti hanno voluto onorare la memoria di Paolo Filippi, il direttore amministrativo dell’ente scomparso lo scorso 4 aprile.

La piccola cerimonia si è svolta lo scorso sabato alla presenza della famiglia di Filippi, del consiglio di amministrazione, dei colleghi, degli amici, del sindaco Daniele Pane e del consigliere provinciale Vincenzo Demarte.

Toccanti i ricordi del presidente Maurizio Chiocchetti, del primo cittadino Pane, che ha letto anche un messaggio del sindaco di Casale Federico Riboldi,  e soprattutto della moglie Emanuela Scala, che hanno voluto ricordare l’umanità, il senso di dedizione al lavoro e alla politica, l’attenzione riservata agli ospiti della struttura in modo particolare durante la pandemia, l’amore per la sua famiglia.

«Paolo - ha detto la moglie - era una mente raffinata, riusciva a vedere oltre, metteva cuore e testa. Si è trovato spesso di fronte a scelte difficili, ma non arretrava mai, se non per prendere la rincorsa. Riusciva a risolvere tutti i problemi, sdrammatizzava ed era ironico. Hai fatto tante cose buone e porteremo avanti i tuoi progetti: questo momento è per te».

«Filippi era un uomo d’altri tempi, una persona ricca di principi sani e sempre coerente nelle sue scelte anche quelle, a volte impopolari. Ha retto le redini dell’ente in momenti difficilissimi come quelli del Covid senza indietreggiare di un centimetro, con fermezza, capacità e umiltà uniche» le parole di Pane.

Per Riboldi invece è stato «l’ultimo della razza estinta dei politici monferrini influenti, ma a noi manca come amico. Ho visto tanti politici nella vita fermarsi a dialogare con le persone più semplici, o con i giovani come ero io allora, per obbligo o per consuetudine. Paolo invece quando esternava progetti, idee, anche semplici battute lo faceva con sincerità. Non aveva bisogno di fare altro».

 

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