Le emozioni del mio primo mese in serieA
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Giancarlo Ferrero - sport@alessandrianews.it  
17 Novembre 2011
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Le emozioni del mio primo mese in serieA

Primo appuntamento infrasettimanale con il giocatore della Junior, che si svela in esclusiva per AlessandriaNews. Si parte con le prime emozioni da giocatore di SerieA: il debutto, il PalaFerraris, l'infortunio, il ritorno in campo

Primo appuntamento infrasettimanale con il giocatore della Junior, che si svela in esclusiva per AlessandriaNews. Si parte con le prime emozioni da giocatore di SerieA: il debutto, il PalaFerraris, l'infortunio, il ritorno in campo

E’ passato un mese dallo storico debutto in SerieA, ed è giunto il momento di fare un primo bilancio delle sensazioni e delle emozioni che, copiose e molto diverse tra loro, si sono susseguite in un arco di tempo tutto sommato piuttosto ristretto. Se dovessi fare un ipotetico elenco degli stati d’animo che ho provato fino a questo momento, senza ombra di dubbio partirei dalla partita di Sassari, il debutto della Junior nella massima serie, che poi coincide anche con il mio. Una partita che in termini di risultato finale abbiamo voluto subito alle spalle, dato che è andata decisamente male. Ripensandoci oggi, a distanza di un mese, direi che in quel giorno ci ha fregato l’emozione, che ci ha impedito di impiegare nel modo ottimale l’enorme carica di energia che avevamo nei muscoli e nella testa.  Lo stress, purtroppo, ti gioca brutti scherzi. Ma al di là del risultato negativo, conservo il bellissimo ricordo delle emozioni che ho provato quando sono sceso in campo. Ancora oggi, penso che un’emozione del genere sarà irripetibile. Vero, ogni volta che si scende in campo si è travolti da moltissime sensazione, tutte speciali, soprattutto adesso che siamo alle prime esperienze nel torneo dei grandi. Ma l’emozione di quel giorno è irripetibile. Ricordo in particolare il momento in cui eravamo nel tunnel. E’ stato lì che ho realizzato quello che mi e ci stava accadendo. In quell’istante ho capito di trovarmi di fronte alla realizzazione di un sogno, anzi del sogno. Il sogno che tutti i giocatori di basket, fin da piccoli, coltivano dentro di sè, ossia giocare nei palazzetti più prestigiosi e contro i giocatori più forti che ci siano in circolazione. Un’emozione bellissima, che bisogna imparare a controllare nel tempo. Per far questo, io già oggi mi sono convinto che la partita di Sassari sia stata certamente il coronamento di un sogno, ma al tempo stesso abbia rappresentato per me un punto di partenza e non di arrivo.

Un’altra considerazione che riaffiora pensando a mente libera al mio primo mese in SerieA riguarda il livello assoluto, dal punto di vista tecnico, della categoria. Un livello che mi ha impressionato sin dalla prima gara contro Sassari, soprattutto per la velocità di esecuzione. Io che son passato dalla B1 alla A posso dire in tutta tranquillità che la differenza tra una categoria e l’altra e di circa mezzo secondo: se sali di una categoria, hai mezzo secondo in meno per pensare a cosa fare quando hai la palla in mano. E, alla fine, ti ritrovi a giocare in SerieA, dove ti lasciano solo qualche decimo per pensare a quale decisione prendere. E’ un lampo, sei praticamente costretto a pensare e reagire quasi simultaneamente, ed il bello è che devi continuare a farlo per tutta la partita, senza distrazioni, a ritmi che anche solo scendendo in LegaDue sono impensabili. Anche questo duro impatto con la realtà ci ha giocato un brutto scherzo a Sassari, mentre ora ci stiamo facendo la pelle.

Poi è arrivata la partita contro Cremona, il debutto di Casale, intesa come città, nella massima serie. Di quella partita, ovviamente, riaffiorano emozioni contrastanti: da un lato ricordo benissimo l’atmosfera che io e tutti i miei compagni abbiamo provato nel vedere il PalaFerraris stracolmo. Una sensazione unica, resa ancora più forte dalla nuova struttura del palazzetto: con le ultime modifiche apportate, sembra di giocare in un catino, sembra di sentire il pubblico quasi entrare in campo con te, e questa è molto probabilmente la cosa più bella, che forse altri sport dovrebbero prendere da esempio. Casale ha saputo dimostrare che città e squadra possono essere una cosa sola ed in maniera sportivamente positiva. In questo senso, il legame che unisce noi giocatori alla città è un qualcosa di speciale, che viene anzitutto dalle tante iniziative che lo staff promuove per renderci parti sempre più vicine. Iniziative alle quali noi aderiamo volentieri, perchè abbiamo proprio la sensazione di attirare al palazzetto persone che magari fino a qualche tempo fa non seguivano questa bellissima disciplina. E questa è una nostra prima vittoria, in attesa che arrivino quelle in campo ovviamente. Il PalaFerraris quella sera mi ha trasmesso bellissime sensazioni, solo in parte macchiate dall’infortunio che ho patito nel finale. Un infortunio dal quale mi sono ristabilito in tempi veloci, grazie ad uno staff preparatissimo, al punto da considerarlo più un incidente di percorso. Siccome sono un ottimista, ho cercato e cerco di vedere il bicchiere mezzo pieno anche in situazioni simili: era da tre anni che non mi fermavo mai, e lo stop forzato mi ha permesso di guardare i miei compagni con l’occhio dello spettatore, consentendomi di capire di più come ci muoviamo in campo. Per la serie: non tutti i mali vengono per nuocere! Adesso aspetto di provare l’emozione della vittoria in SerieA, spero di togliermi il sassolino dalla scarpa quanto più presto possibile!

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