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Uniti nella protesta, ma divisi nell’azione di governo?
La decisione del Comune di Casale di respingere lofferta del diavolo e i suoi risvolti
La decisione del Comune di Casale di respingere lofferta del diavolo e i suoi risvolti
Ora che l’Amministrazione Comunale di Casale Monferrato, ripensando la propria decisione, ha respinto l’offerta “del diavolo” rifiutando soldi dell’imputato dei danni provocati dall’amianto in cambio del silenzio definitivo e dell’abbandono al loro destino delle vittime e dello loro Associazione, e in attesa che sia pronunciata la sentenza, la comunità casalese ritrova speranza e quel tanto di coesione che in questi mesi si era di molto allentata.Il merito di questo risultato va alla società civile casalese che, stringendosi attorno all’Associazione Familiari e Vittime Amianto e ai sindacati, ha reagito e si è fortemente opposta al ricatto contenuto nell’offerta monetaria; va alla Chiesa locale (Vescovo e Ufficio per la Pastorale Sociale) che ha mandato segnali per evitare spaccature e per ascoltare la voce delle vittime; e va alla pronta e intelligente iniziativa del Ministro Balduzzi che ha saputo offrire e indicare un percorso istituzionale che riporta la vicenda amianto a questione nazionale impegnando le istituzioni ad affrontare il sostegno alla ricerca e alle bonifiche (oltre alla realizzazione di “discariche” per l’amianto); e va anche a chi, nella maggioranza, ha saputo rivedere una decisione sbagliata, ritornando sui propri passi, e abbandonando posizioni ideologiche e divisive.
La vicenda dell’accettazione della proposta Eternit di uscire dal processo, richiesta al comune di Casale Monferrato, mi ha portato ad esaminare meglio lo spirito dei gruppi e delle persone che coerentemente e coraggiosamente hanno protestato, si sono ribellati, hanno rappresentato una presenza civile democratica.
Lettere ai giornali, presenza da stadio per seguire il Consiglio comunale, sfilate, manifestazioni in silenzio, partecipazione televisiva, addirittura (come già accennato) Vescovo e Ministro che intervengono per aiutare ad uscire da una situazione che si faceva imbarazzante. Esempi civili di partecipazione democratica e di autentico senso civico; che devono essere di una comunità diventata simbolo mondiale della lotta contro l’amianto e che vuole continuare a svolgere un ruolo di capofila per vincere una battaglia contro il Golia di turno.
Una bella, grande, esemplare dimostrazione che la città non cede, non vuole subire: “Se anche il Comune firmasse, non è la città, la comunità casalese ad aver firmato” è stato affermato! E fortunatamente il Comune non ha firmato.
E’ un segno che i cittadini possono ritrovarsi uniti su obiettivi importanti e significativi. Addirittura si può azzardare che è stata lanciata anche una sfida politico-amministrativa. Non si deve confondere l’indignazione popolare con progetti politici di parte, ma non si può tacere che sia emersa anche una sfida e un’occasione per i gruppi riformatori e progressisti di tornare maggioranza; né dimenticare i molti giovani impegnati e preparati, che danno speranza, o i numerosi cittadini che ritrovano il senso della partecipazione concreta per il bene comune, non tanto per una questione personale o di rione o di corporazione, ma per tutta la città e per l’intera nazione.
Poi un dubbio sorge; un interrogativo si presenta; tutto questo “movimento”, che fortunatamente non è un unico blocco, una massa al seguito di qualche capo o di qualche slogan, perché sono presenti posizioni e idee diverse per cultura politica, religione, stili di vita, scelte etiche e morali, sarebbe capace di amministrare la città? Saprebbe trovare momenti unitari significativi per rilanciare lo sviluppo? Ed è un interrogativo che vale per tutto il Paese, per ogni situazione dove un reazione civile, dove un sussulto di dignità, dove la difesa di diritti ha portato migliaia di cittadini a partecipare attivamente, a esprimere indignazione, a sostenere proposte.
Perché quando si protesta insieme e si combatte contro qualcuno o qualcosa, quando si deve contrastare una decisione, quando si difende un pezzo di bene comune è facile trovarsi fianco a fianco, marciare nella stessa direzione. Le cose si complicano enormemente quando si deve passare alla fase della progettazione; quando non si deve più pensare soltanto alla propria parte e a mettere paletti per alcuni argomenti; quando si deve rappresentare tutta la comunità, anche gli avversari; quando si devono, per responsabilità, assumere decisioni fastidiose e amare.Molti di noi hanno, durante il loro impegno pubblico o educativo, formato e attrezzato giovani e meno giovani a non venir meno alle loro convinzioni, a non cedere ai ricatti, a protestare di fronte a ingiustizie, a manifestare il proprio dissenso; ma ci siamo preoccupati di formare alla gestione della società, di insegnare a guidare un’amministrazione pubblica con la necessaria concretezza e moderazione e senza le radicalità e gli ideologismi che sono più per le piazze che per le istituzioni? A saper contemperare cambiamento reale e coesione sociale?
Entrando in una fase politica nuova, per tutta la nazione, è indispensabile rispondere a quegli interrogativi; anche per ricostruire forze politiche omogenee e alleanze non coatte, e allo stesso tempo non lasciare le tante proteste e proposte della “piazza”, che in questi anni si sono andate organizzando, senza sbocchi democratici e istituzionali. Lo sottolinea bene il sociologo Garelli: “La questione, che accenno soltanto, è quella dell’antipolitica che ovviamente si sta diffondendo e che è tipica di quelle modalità di presenza che colgono o vivono le varie situazioni in termini di opposizione, ma difficilmente fanno il salto, il passaggio anche là dove ci possono essere le condizioni positive di inserimento a forme effettive di partecipazione. Lo vediamo un po’ dappertutto, io sono stato preside di facoltà per sei anni e per nove anni nel Senato accademico e ho visto delle situazioni curiose, anche socialmente molto interessanti, che ovviamente non si limitano all’università, ma si estendono in molti altri contesti. Ho visto anche colleghi bravi o impegnati, però molto più propensi ad impegnarsi in azioni contro che a far nascere nuovi sistemi di relazione e di responsabilità nella loro presenza istituzionale”.
[tratto dal blog di Appunti Alessandrini]
[tratto dal blog di Appunti Alessandrini]