Nulla si crea, nulla si distrugge; tutto si Rici-Cuce!
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Nulla si crea, nulla si distrugge; tutto si Rici-Cuce!

Un progetto della cooperativa sociale S.e.n.a.p.e. apre una riflessione sulle nostre forme di consumo e sulle possibilità di recupero

Un progetto della cooperativa sociale S.e.n.a.p.e. apre una riflessione sulle nostre forme di consumo e sulle possibilità di recupero

Mucchi di oggetti abbandonati. Cose gettate alla rinfusa dall’incuria e dalla dimenticanza degli uomini: è ciò che trova Astolfo sulla Luna, nel suo viaggio descritto da Ariosto nell’Orlando. Dalla Luna immaginaria della letteratura, alle discariche delle nostre città, però, il panorama non cambia, perché la civiltà dei consumi crea in seconda battuta mucchi di rifiuti.
Che farne? Davvero tutto ciò che scartiamo è inutile? Sono queste le domande a cui un progetto chiamato RiciCuci sembra dare una risposta.
A Casale, in via Alerami – proprio dietro il laboratorio dei Krumiri, incontriamo Mirella Ruo, socia volontaria e ispiratrice dell’iniziativa. Le chiediamo di spiegarci come nasce, appunto, RiciCuci: “E’ un progetto della cooperativa Senape, una sigla che sta per: Solidarietà Ecologia Natura Animali producono Economia.
Nata nel 2004, ma operativa dal 2006, questa realtà, che prevede anche l’inclusione di persone svantaggiate, si è occupata fin da subito del lavoro nei canili e, più in generale, di attività ecocompatibili (www.senapecoop.eu). Nel 2007, infine, è nato il progetto RiciCuci”.
Di cosa si tratta? “L’idea è quella di ridurre i rifiuti di tessuti, recuperando il vestiario, riciclando, ricucendolo appunto per creare vestiti di seconda mano, perfettamente mettibili. Tutti gli indumenti ci vengono donati, dal momento che non riceviamo finanziamenti, e comunque le donazioni sono arrivate subito in modo abbondante! La merce ricevuta viene selezionata, smistata e, a seconda delle condizioni, messa direttamente in vendita oppure mandata al laboratorio dove viene rimaneggiata”.
Come funziona la vostra attività? “Dal punto di vista formale, Senape è una cooperativa sociale di tipo B, e può contare su quattro persone assunte e altre quattro in borsa lavoro. L’attività si svolge in un laboratorio di cucito e riparazioni, a cui si aggiungono il punto vendita per capi femminili (e vintage!) di via Alerami 13, e da pochi mesi anche il nuovo negozio per uomo (e bambini) in via Saletta 95”.
Alla domanda su quali siano le motivazioni che hanno spinto a mettere in piedi una simile organizzazione, Mirella risponde: “Perché molti dei nostri scarti si possono recuperare; perché un vestito di seconda mano è utile per chi lo riceve, visto che teniamo prezzi molto bassi; ma anche perché … ci piace! A fianco della pure e semplice vendita, organizziamo sfilate, eventi, giochi con bambini e con adulti, etc.”
Di fronte alla realtà degli sprechi, del consumismo e delle nuove povertà, quale sguardo offre Ricicuci? “La nostra utenza è molto variegata: vengono anziani, donne, ma anche appassionati, un po’ di tutto. La costante è che le cose che non usiamo più possono sempre servire a qualcuno. E anche le persone, che magari hanno delle difficoltà o sono invalide, possono sempre dare più di quanto ci si aspetta, in termini di creatività e di lavoro. Tutto questo è possibile visto che facciamo in fondo un’attività semplice: Rici-Cuci.”
Se si pensa che esistono dei posti sulla Terra dove si intasano i nostri oggetti dimenticati, la necessità di recuperarli diventa evidente. Di recente, ad esempio, è stato scoperto un gigantesco cumulo di oggetti di plastica in mezzo all’Oceano Pacifico; un rifiuto per ognuno di noi. Anche Ricicuci è una semplice goccia nel mare: in positivo, però. Tanto che quest’anno saranno proprio le borse create da RiciCuci con le buste esauste di crocchette per animali, a rappresentare l’Italia alla settimana europea della riduzione dei rifiuti, a Bruxelles. Basta un po’ di senno, senza scomodare la Luna…
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