Il buon medico non obietta, rispetta
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Il buon medico non obietta, rispetta

Al via la campagna contro l'obiezione di coscienza in sanità della Consulta di Bioetica. Tiberti: “E' una battaglia di legalità”. Balestreri “Dopo il 6 giugno un tavolo di coordinamento nazionale per proseguire su questa strada”

Al via la campagna contro l'obiezione di coscienza in sanità della Consulta di Bioetica. Tiberti: ?E' una battaglia di legalità?. Balestreri ?Dopo il 6 giugno un tavolo di coordinamento nazionale per proseguire su questa strada?

“Oggi, a più di trent’anni dall’approvazione della legge sull’interruzione di gravidanza, la possibilità dell’obiezione di coscienza dei medici andrebbe semplicemente abolita».

Mimma Caligaris, Se Non Ora Quando, Alessandria, ha aperto la conferenza stampa citando l’intervista a Stefano Rodotà, professore emerito di Diritto civile all’Università La Sapienza di Roma ed ex presidente dell’Autorità garante per la protezione dei dati personali, apparsa su Repubblica il 3 dicembre 2011
A illustrare le motivazione della campagna promossa dalla Consulta di Bioetica Onlus, contro l’obiezione di coscienza in sanità, Maurizio Balistreri – Consulta di Bioetica Nazionale – ed anche gli esponenti di alcuni degli enti e delle associazioni che a questa campagna hanno deciso di prendere parte: Silvana Tiberti – Segretaria Genrale Cgil Alessandria -, Giacomo Orlando – Consulta di Bioetica di Novi Ligure -, Carla Repetto – Me.Dea Alessandria -, Vittorio Demicheli – SOS Sanità Alessandria.
Molti i dati e gli spunti di riflessione offerti dai vari interlocutori che hanno illustrato come il fenomeno dell’obiezione di coscienza dei medici metta seriamente a rischio il benessere e la tutela dei diritti fondamentali dei singoli cittadini.
Lo scenario ideale sarebbe ovviamente quello di trovare una soluzione con concigli il diritto alla salute e l’autonomia del paziente con quella del medico: la libertà della donna di decidere o no se continuare la gravidanza con la libertà del medico di decidere se partecipare o no all’interruzione di gravidanza.
Tuttavia, la ricerca di questa soluzione ideale pare fallita. I ginecologi obiettori sono, ormai, ad Alessandria più del 79% (a Novi Ligure a 66%, a Casale Monferrato l’88%, ad Acqui Terme il 57%, a Tortona il 62%) e l’obiezione cresce anche tra gli ostetrici e gli anestesisti – ad Alessandria 15% , a Novi il 24%, a Casale il 58%, lo 0% ad Acqui, il 50% a Tortona, e per le donne diventa sempre più difficile interrompere la gravidanza.
Per il Comitato di Bioetica e per i sostenitori della campagna è, dunque, venuto il momento di decidere se tutelare l’autonomia del professionista sanitario (del ginecologo, dell’anestesista, dell’ostetrica) oppure schierarsi dalla parte delle donne e della loro libetà di esercizio del diritto sancito dalla legge sull’interruzione di gravidanza, Legge 194.
Di qui la campagna, dal titolo “Il buon medico non obietta, rispetta la scelta della di interrompere la gravidanza”, che ha il duplice obiettivo di incoraggiare il dibattito pubblico sulla legittimità del diritto di obiezione di coscienza a più di trent’anni dall’approvazione della Legge 194 e, dall’altra, rendere più chiaro il buon medico non è quello che non pratica le interruzioni di gravidanza ma quello che sta vicino alla donna e non la lascia in un momento difficile e drammatico della sua vita.

“Snoq ci porta a riflettere su un tema decisamente importante – dice Silvana Tiberti – Mettere il dito sull’obiezione di coscienza, infatti, vuol dire mettere il dito sulla legalità, considerato che di diritto stiamo parlando. Un diritto sancito dalla Legge 194 approvata il 22 maggio 1978”

“Abbiamo avuto modo di percepire il grande entusiasmo delle donne di fronte alla campagna – dice Maurizio Balestreri – e questo ci ha dato di l’impressione di stare percorrendo la strada giusta. C’è ancora poca comprensione rispetto alle difficoltà che le donne devono affrontare quando si trovano a scegliere di sottoporsi all’interruzione di gravidanza, ed è per questo che vogliamo che le iniziative promosse dalla campagna siano un modo per trasmettere un altro modello di atteggiamento dei medici rispetto a questo intervento. L’importante compito del medico è quello di stare vicino al proprio paziente, soprattutto in un momento di difficoltà.”
“Dopo il 6 giugno – a continuato Balestreri – speriamo di poter istituire un tavolo di coordinamento nazionale per continuare questa battaglia, affinchè non si fermi, bensì si arricchisca e diventi più forte.”

Giacomo Olrando, Consulta di Bioetica Novi Ligure ha sottolineato: “Il tasso costantemente in calo degli interventi di interruzione di gravidanza denota come questo non sia affatto un metodo di controllo delle nascite. La Legge 194, dunque, ha funzionato in maniera corretta e per questo va tutelata dall’obiezione di coscienza”
Il responsabile della di Consulta di Bioetica di Novi Ligure ha, poi, citato l’introduzione di Patrizia Borsellino che in “Politeia. Obiezione di coscienza. Prospettive a confronto.” 

“La tendenza espansiva dell’obiezione di coscienza ha trovato conferma nella continua crescita – documentata dai dati del Ministero della salute – degli obiettori tra gli anestesisti e gli infermieri, oltre che tra i ginecologi, nonché nella pretesa di diverse figure di operatori sanitari di potersi, giustificatamente, esimere da forme di assistenza solo in modo indiretto correlate all’interruzione della gravidanza nonostante l’espressa e inequivoca previsione della legge n. 194, che, all’art. 9, circoscrive l’obiezione di coscienza alle procedure e alle attività “specificamente e necessariamente dirette a determinare l’interruzione della gravidanza”, escludendo “l’assistenza antecedente e conseguente all’intervento”. […]
[…]La nozione consolidata che circoscrive l’obiezione di coscienza alla richiesta di esenzione da uno specifico obbligo previsto dalla legge, da parte di un individuo motivato dall’esigenza di guardare la propria integrità morale, e non dall’intento di rendere la norma inefficace o di mettere in discussione l’ordinamento giuridico nel suo complesso. Nel caso in cui questo sia l’intento sotteso all’atto di resistenza alla legge, non si dovrà parlare di obiezione di coscienza, bensì di disobbedienza civile”

Carla Repetto, Me.dea: “Sosteniamo la campagna e interverremo affinchè le donne che si trovano ad affrontare un interruzione di gravidanza, a volte perchè vittime di violenza, non siano anche costrette a vivere un ulteriore sopruso”

Aderiscono all’iniziativa anche i Comitati “Se Non Ora Quando” di Casale Monferrato e Acqui Terme, l’Associazione Donneinsieme, l’Assemblea permanente delle donne tortonesi, l’Uarr Alessandria.  

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