Di nuovo “colpiti”, ma bisogna reagire con iniziative
Sfogliando i giornali è riaffiorato un moto di orgoglio. Finalmente sulle prime pagine, insieme a pochi altri casi. Fra le 37 città in evidenza: Casale Monferrato ai primi posti della classifica nazionale!
Sfogliando i giornali è riaffiorato un moto di orgoglio. Finalmente sulle prime pagine, insieme a pochi altri casi. Fra le 37 città in evidenza: Casale Monferrato ai primi posti della classifica nazionale!
Ma è una classifica negativa: le 37 città sono quelle che avranno la sede del proprio Tribunale soppressa.
In parole ancora più comprensibili, dopo i tagli effettuati dal Governo con la sforbiciata e gli accorpamenti dei cosiddetti tribunali minori Casale M. torna ad essere un paesone, perde l’ultimo servizio di rilievo per svolgere un ruolo di capozona; è di fatto completamente denudata/spogliata di quanto serve a svolgere una funzione di un certo livello. Qualcuno dirà che regge ancora l’Ospedale, e non è poco; ma anche questo è sottoposto, sempre nella logica delle razionalizzazioni e del miglioramento della qualità dei servizi, ad un lento declino e impoverimento, imposto dalle decisioni che si sono succedute nel tempo da parte di ogni tipo di maggioranza regionale.
Tutto, viene detto, è nell’interesse nazionale, della necessità di riformare uno Stato sempre più indebitato e ingessato; la sostanza però non cambia l’esito: un territorio sempre più isolato, demograficamente e dal punto di vista occupazionale in difficoltà, a cui non si offrono prospettive di futuro.
Il declino continuerà con la perdita di attrattività (anche per la scarsità dei trasporti) del sistema scolastico; poi non avrà più senso mantenere la presenza di una caserma dei carabinieri (sarà sufficiente un piccolo presidio), poi magari i Vigili del Fuoco.
Il Monferrato tornerà, come nei secoli passati, ad essere terra di conquista di questo e quell’altro “principe”: il principe, non più uno Stato estero o un Ducato nostrano, ma un capoluogo di Provincia o qualche altro marchingegno studiato per centralizzare e accorpare; ma il risultato è già scritto.
Però i casalesi e i monferrini , di fronte all’ennesimo (e inevitabile?) colpo mi auguro che sappiano reagire evitando soliti piagnistei e lamentele, o non voglliano sentirsi semplicemente derubati.
Spero che ci si ingegni, si torni a progettare e ad avere iniziativa in settori (dal turismo all’artigianato, da un’agricoltura con produzioni caratteristiche, ad un’industria capace di sfruttare occasioni dalle nuove tecnologie). Darsi una identità nuova, e da questo ripartire.
Non si potrà contare su risorse e supporti nel settore economico lavorativo per via del “pubblico” (poiché il pubblico dovrà risparmiare sempre più e concentrarsi su poche cose qualificate); non si intravvedono prospettive future di ripresa demografica (chi potrà se ne andrà in cerca di lavoro); e queste terre saranno solo luogo per ricercare pace e tranquillità nel verde collinare, come residenza estiva dei nuovi ricchi, sempre che vi sia ancora chi provvede alla manutenzione e non lascia tutto incolto. Solo il coraggio di imprenditori locali, o l’intelligente ricerca di investimenti esterni con l’offerta di aree attrezzate e la capacità civile e amministrativa di fare rete e presentare l’immagine di un territorio aperto e disponibile alla coesione sociale. Serve pensare e proporre una “Offerta Monferrato” che veda insieme Comuni, imprenditori, e società civile.
L’unica osservazione che mi permetto, da cittadino (ma cosa significa cittadino a pieno titolo, quando si vive in aree sguarnite?), è sui ragionamenti e sui metodi adottati per le cosiddette razionalizzazioni e per rendere efficiente la macchina pubblica. Qual è la logica che sottende al tutto? Il risparmio? L’accentramento organizzativo? L’efficacia degli interventi? Ritengo che si possa (anzi si debba) rivedere e ripensare tutto il sistema pubblico: ma questo va fatto con altre logiche e toccando prima di tutto enti e Agenzie e Comitati non elettivi.
Sarebbe opportuno ripensare al sistema di tutta la società con una logica sussidiaria; e pertanto valorizzando la società civile, i territori, l’associazionismo, il cosiddetto welfare comunitario, responsabilizzando le comunità locali e le loro rappresentanze istituzionali. E poi adottando il metodo della partecipazione (la democrazia deliberativa, o la concertazione invisa al potere attuale), con una visione dal basso (accorpare e tagliare con l’occhio delle autonomie) e non con una mentalità accentratrice. Napoleone, l’impero francese, e il Piemonte savoiardo non ci sono più. Abbiamo conquistato la Repubblica democratica: e con questo schema vanno anche affrontati i tagli.
Questo vale anche per ripensare l’intero sistema istituzionale; accorpare o abolire Province, mantenere queste Regioni, come riorganizzare i Comuni, ecc. non può essere opera tecnica, o realizzata nella sola ottica del risparmio; deve rispondere anche ad altre esigenze: come svolgere meglio funzioni fondamentali per i cittadini, come costruire comunità con valori condivisi, come aiutare il rispetto e il dialogo tra etnie religioni e culture diverse, come tutelare meglio i territori l’ambiente il patrimonio artistico e culturale.
Già vedo le obiezioni: con questa logica non si riuscirà mai a riformare nulla, anzi è questo il metodo che ha portato ad inseguire tutte le richieste e a sforare le spese. Ma allora perché votare o chiedere il consenso? Per accentrare burocraticamente, solo tenendo conto di parametri numerici, sono capaci anche gli analfabeti. E poi perché le Province in Piemonte devono essere 4 e non 3 o 5? Perché in ogni Provincia ci deve essere una serie di uffici periferici dello Stato e non si può accentrare qualcosa a livello di capoluogo di Regione? Perché abolire le Province e non le Regioni che costano molto di più?
Ecco perché, al di là del merito, al di là dell’opportunità, sono preoccupato dalle decisioni sui Tribunali: in questo modo la giustizia funzionerà meglio? Sarà sveltita? Darà risposte più efficaci ai cittadini? Il processo come quello storico sull’Eternit non ci sarebbe mai stato e non avrebbe avuto la sentenza esemplare se non si fosse svolto a Torino, ma non tutte le pratiche e i processi richiedono strutture, livello, competenze, ecc. di un grande Tribunale, anzi il rischio in alcuni casi sarà l’intasamento.
[Dal blog appuntialessandrini.wordpress.com]