Invarianza di costi o recupero di efficienza?
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Redazione Il Piccolo  
26 Luglio 2012
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Invarianza di costi o recupero di efficienza?

Una riflessione del presidente degli avvocati casalesi Pietro Caire. Il mondo forense e l'amministrazione casalese non intendono "gettare la spugna" nonostante i segnali negativi da Roma

Una riflessione del presidente degli avvocati casalesi Pietro Caire. Il mondo forense e l'amministrazione casalese non intendono "gettare la spugna" nonostante i segnali negativi da Roma

Invarianza di costi e recupero di efficienza? E’ l’interrogativo che si pone nel lungo intervento che pubblichiamo di seguito il presidente dell’Ordine degli Avvocati di Casale Monferrato, Pietro Caire. Sia lui che il Consiglio, infatti, non intendono “gettare la spugna” e insieme al sindaco di Casale Giorgio Demezzi, Caire annuncia che verranno intraprese nuove iniziative per cercare di mantenere in città uno dei più antichi e, ancora oggi, maggiormente funzionanti, tribunali piemontesi che, nonostante tutto ciò, in virtù dello schema di decreto legislativo del Governo è a rischio di soppressione, come pure quelli di Acqui Terme e Tortona:
Il progetto di decreto legislativo è stato presentato dal Consiglio dei Ministri da due settimane e l’avvocatura è ancora basita per l’irrazionalità dei suoi contenuti.
All’esito delle audizioni di Associazioni, Enti e C.N.F. sembra che le Commissioni Parlamentari di Camera e Senato renderanno parere sfavorevole al progetto di decreto legislativo, ma è noto che si tratta di una mera consultazione non vincolante che non potrà ostacolare la pubblicazione della norma.
 Sarebbe limitativo e bonario commentare che il progetto ministeriale di revisione della geografia giudiziaria abbia fatto dei Tribunali sub provinciali un unico “fascio. Quanto pare certo è che la commissione si sia basata su dati statistici del 2001 (ovverosia dati anteriori a quell’11 settembre 2001 che ha cambiato il mondo) forniti dall’ISTAT e comunque, a prescindere da qualsivoglia valutazione di efficienza dei Tribunali sopprimendi. Altrettanto certo è che il Ministero non abbia preso in alcun modo in considerazione i costi e gli effetti economici sul territorio degli accorpamenti nei circondari conseguenti alle soppressioni (questo assolutamente in contrasto con il principio dell’invarianza).
L’avvocatura è concorde nel ritenere che una forma di revisione dei circondari fosse opportuna da almeno trent’anni, ma certamente non condivide il metodo utilizzato dal Ministero.
La legge delega 148/2011, che sappiamo essere peraltro viziata da evidente incostituzionalità alla luce delle ultime pronunce del Giudice delle Leggi, appare obsoleta all’esito dei principi introdotti dalla SpendingReview anche solo laddove segna come riferimento la permanenza dei Tribunali sedenti nei capoluoghi di provincia al giugno 2011, quando con la citata operazione di revisione delle spese molte province verranno eliminate.
Del resto molti Tribunali provinciali hanno dimensioni tali da risultare spesso inferiori o uguali per numero di giudici e di procedimenti ai Tribunali sub provinciali che, in assenza di tale “protezione”, spariscono senza appello.
La legge delega inoltre prevedeva, ed il Ministro non ha ritenuto stimolare il Parlamento alla modifica, il cosiddetto “principio dei tre”: la presenza di diritto di tre Tribunali per ogni Corte d’Appello. Questo principio a dir poco miope agevola grandemente quei territori che nel tempo hanno saputo saggiamente far proliferare il numero delle Corti d’Appello, tutelando così la propria giustizia di prossimità e per contro affliggendo lo Stato di costi di giustizia ed amministrazione che non verranno tagliati.
Quanto sopra ovviamente non agevola il Piemonte, che si trova a pagare il prezzo più alto in termine di tagli seppur possa vantare una virtuosa efficienza sia in tema di definizione dei procedimenti che di costi.
Dunque il progetto ministeriale è viziato all’origine sia di incostituzionalità sia di contrasto rispetto alla SpendingReview, sia per carenza di fondamenti scientifici e valutativi delle realtà oggetto di tagli.
Le conseguenze del progetto ministeriale a parere di chi scrive sono ben lungi dai due obiettivi fondamentali esposti nella delega: RISPARMIO e EFFICIENZA.
L’assenza di idonei studi dei territori delle realtà giudiziarie coinvolte determina, al contrario della ratio, spese ed inefficienze incalcolabili.
Basti pensare che ci sono Tribunali sopprimendi più grandi ed efficienti dei Tribunali accorpanti che oggi arrancano nella difficoltà di reperire spazi idonei per l’esercizio di adeguata giurisdizione sul nuovo circondario, oppure ancora che vi sono amministrazioni comunali che non sono in grado di accedere a finanziamenti o di provvedere con le proprie risorse a garantire locali ed allestimenti idonei per le nuove strutture necessarie.
Non risulta che il Ministero si sia minimamente preoccupato di tali evidenti conseguenze poiché in caso contrario non avrebbe proposto la chiusura dei Tribunali nuovi o appena ristrutturati e non avrebbe accorpato più Tribunali ad una altro sedente in un capoluogo di provincia sopprimendo o la cui amministrazione è in difficoltà economiche dichiarate dallo stesso Stato!
Per quanto concerne in particolare la provincia di Alessandria, occorre rammentare al ministero che giovedì 12/7/12 il consiglio comunale ha dichiarato ufficialmente lo stato di dissesto e che la legge ( precisamente il testo unico per gli enti locali, sezione ordinamento finanziario e contabile per gli enti locali deficitari o dissestati) stabilisce che la delibera non sia revocabile ed abbia efficacia per 5 anni , che decorrono da quello dell’ipotesi di bilancio riequilibrato. Il che significa che il comune di Alessandria nei prossimi 5 anni potrà soltanto elevare le aliquote delle imposte e delle tasse locali, tagliando molti servizi, senza investire neanche un centesimo nell’edilizia giudiziaria.
Non vi è dubbio che anche in altri casi, se non nella maggioranza, gli accorpamenti esporranno le amministrazioni a spese impreviste e/o non affrontabili e comunque superiori alle precedenti.
Tali spese tuttavia non riguarderanno il Ministero, che vanta sin d’ora gli asseriti risparmi futuri, ma saranno a carico delle amministrazioni: quindi i cittadini saranno onerati di nuovi costi.
Nuovi costi a carico dell’ambiente, aumento di chilometraggio per utenti del Tribunale, consulenti, avvocati, testimoni etc. etc.
Anche Carabinieri, Polizia di Stato e Polizia Giudiziaria in genere, che notoriamente non hanno da tempo risorse per pattugliare il territorio, si troveranno ad affrontare nuovi costi per accedere alla Procure lontane dal territorio di riferimento.
Nuovi costi anche per il personale amministrativo dei Tribunali, che all’esito del trasferimento del proprio posto di lavoro vedrà di fatto ridotto il proprio stipendio dai costi di trasferimento.
Pare dunque che più che di risparmio di risorse si possa ipotizzare che il Ministero non affronterà alcuna spesa ma scaricherà pari o superiori importi sui Comuni e quindi sui cittadini.
La conseguenza più grave di quanto sopra è complessivamente l’allontanamento della giustizia dai cittadini, non solo fisicamente (Km), ma in termini di accesso! In termini di uguaglianza dei cittadini, in termini di costo dell’accesso alla giustizia (già compromessa da aumenti di C.U. e procedimenti di mediazione obbligatoria).
E se per un momento potessimo mettere da parte i diritti ed affrontare la questione da un punto meramente economicistico non si comprende quale differenza vi sia tra una spesa sostenuta dal Ministero e la stessa sostenuta dal Comune: alla fine il “portafoglio” è sempre lo stesso, quello dei cittadini che pagano le tasse! (che abbiano un nome o un altro).
Quanto all’efficienza è possibile che sul lungo periodo sia ipotizzabile un miglioramento anche se ad oggi pare dimostrato che non sono i Tribunali grandi ad essere i più efficienti ma i medio-piccoli, che frequentemente sono caratterizzati da processi veloci e costi contenuti (sempre quando li si faccia funzionare coprendo i vuoti di organico): speriamo vi sia il tempo per questa valutazione da parte del Ministero.
Inoltre è certo che in conseguenza all’assestamento dei circondari e dei Tribunali vi sarà incertezza del diritto e prolungamento dei giudizi se non, in alcuni casi, il blocco derivante da difficoltà di organizzazione, questa allo stato la prospettiva certa per la provincia di Alessandria.
La realtà dunque è che non si possono fare dei tagli sulla base di discriminazioni formali perché certamente si taglieranno alcuni rami secchi, ma anche rami verdi e floridi dai quali i cittadini sono abituati a raccogliere buoni frutti! E a “casa” loro.
Non si possono fare dei tagli proteggendo a priori alcune categorie di Tribunali (province e regola dei tre) perché si manterranno rami secchi, spesso anche ingombranti, determinando ingiustizia, sperequazione e pregiudizio per alcuni cittadini residenti in Tribunali subprovinciali, favorendone altri ed i loro territori solo per ragioni amministrative, con conseguente desertificazione di interi territori e cittadini incolpevoli in nome di un non provato e documentato risparmio e recupero di efficienza.
Spiace rilevare che l’auspicabile aumento di efficienza della giustizia (ed i presunti risparmi) non vi sarà sicuramente nel breve e medio periodo dovendo scontare tale progetto, nella maggior parte dei casi, un lungo periodo di assestamento (fino a 6 anni e ½ se basteranno).
Il Ministero ha evidenziato che gli imprenditori stranieri non investiranno in Italia finché la giustizia non sarà efficiente: oggi possiamo dedurre che nei prossimi sei anni e mezzo non si affaccerà nessun nuovo imprenditore straniero in Italia e che quelli già insediati, italiani e non, subiranno pregiudizi e costi superiori.
Si legge tra le righe dei commenti che la vera leva per migliorare la qualità della giustizia risieda nell’aumento del numero dei magistrati (e certamente della loro motivazione), ci si chiede quindi cosa osti in questo periodo di crisi riassegnare i magistrati “prestati” all’amministrazione pubblica alla giurisdizione.
Si contesta quindi anche che all’esito delle riforme in progetto potranno realizzarsi “economie di scala”: viene da chiedersi, infatti, se presso il Tribunale della Capitale o quello di Napoli ciò già avvenga, visto l’elevato numero di magistrati, ma lo si dubita.
Infine sul punto si osserva che un concetto quale quello citato (economie di scala) non sia applicabile alla giustizia, dove ogni istanza deve essere valutata nelle sue caratteristiche e peculiarità: e se così non fosse e si dovesse accedere a criteri puramente aziendalistico/economici, allora certamente il Ministero dovrà rivedere la soppressione di tutti quei tribunali che all’esito di un’analisi dei risultati appaia efficiente economicamente!
Sarebbe una triste e amara scoperta per il Ministero quella di aver potato rami floridi e virtuosi e di trovarsi, invece a dover mantenere autentici rami secchi: oltre al danno la beffa e comunque il contrario di ogni più elementare principio di gestione aziendale.
Il Ministero ben avrebbe potuto rinunciare alla delega e procedere, con un progetto complessivo, alla riforma della giustizia come hanno fatto gli altri a mezzo del decreto sulla spendingrewiev libero di qualsivoglia paletto o limitazione e coordinandosi con la modifica delle province.
Si concorda che sia doveroso un riassetto del numero dei GdP e delle sezioni distaccate e di qualche tribunale, ma solo all’esito di uno screening o di una sorta di due diligence a cui certamente il Ministro è avvezzo.
Infine, dovrà essere valutata la possibilità di operare tagli ed accorpamenti graduali al fine di evitare irreversibili conseguenze dovute alla mancanza di progetto e di valutazione di impatto.
Se la giustizia è il “grande malato”, sicuramente una cura massiccia potrebbe ucciderlo definitivamente, soprattutto se la cura si basa su valutazioni astratte e datate e non su iniziative attentamente valutate e condivise da tutti gli operatori della giustizia.
Questo il mio pensiero e le mie preoccupazioni sullo schema di dlgs che penalizzerebbe il Tribunale di Casale Monferrato ed il suo circondario sulla base di un semplice taglio lineare senza che vi sia stata una preventiva valutazione concreta della sua efficienza ed economicità e senza valutare adeguatamente alle conseguenze che dell’accorpamento al tribunale di Alessandria che nei prossimi anni non potrà essere adeguato per accogliere i quattro tribunali provinciali che le sono stati assegnati.
Il Consiglio dell’Ordine degli Avvocati nelle prossime settimane darò corso a nuove e concrete iniziative insieme al Sindaco per opporsi allo sfacelo della giurisdizione in provincia che sembra inevitabile.

Avv. Pietro Caire

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