Demezzi: “Alessandria non può accogliere i tribunali soppressi”
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Redazione Il Piccolo  
14 Agosto 2012
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Demezzi: “Alessandria non può accogliere i tribunali soppressi”

Il primo cittadino interviene dopo la "potatura" disposta dal ministro Severino. E insiste "Operazione di miopia istituzionale"

Il primo cittadino interviene dopo la "potatura" disposta dal ministro Severino. E insiste "Operazione di miopia istituzionale"

Non molla la presa il sindaco di Casale dopo l’annuncio della “dipartita” del Tribunale di Casale (insieme a quelli di Acqui Terme e Tortona) disposta dal decreto legislativo messo in cantiere dal Governo.
Giorgio Demezzi che, nonostante il periodo festivo, si è sentito telefonicamente con il presidente dell’Ordine degli Avvocati Pietro Caire, parla di “miopia istituzionale” e ne spiega le ragioni: “A fronte degli ottanta milioni che si prevedono di risparmiare dalla soppressione, è facile ipotizzare che la cifra necessaria per il rafforzamento delle sedi destinate ad accopare l’organico proveniente dai tribunali tagliati supererà quella risparmiata“. Del resto accentrare nel Tribunale provinciale di Alessandria gli uffici giudiziari di Acqui, Casale, Tortona e della sede staccata di Novi Ligure, vorrebbe dire andare alla ricerca di nuovi spazi e mettere il Comune di Alessandria di fronte alla prospettive di nuove spese che, in questo momento particolare visto il dissesto dichiarato, non sarebbero certo sostenibili.
Di qui un’altra considerazione di Demezzi nel merito del problema: “Il Tribunale di Alessandria non è in grado di accogliere quelli soppressi e una prima ipotesi da formulare è quella di mantenere questi ultimi come sedi distaccate e permanenti di quello di principale”. Si tratta, però, di un’ipotesi che sarebbe vista, dal ministro Paola Severino, come fumo negli occhi. Nella conferenza stampa immediatamente successiva alla comunicazione del riordino della geografica giudiziaria, lo stesso Guardasigilli aveva spiegato le motivazioni per cui non erano state praticamente mantenute sezioni staccate, avendole giudicate non funzionanti a priori. Il sindaco di Casale si chiede anche “dove sta scritto che il Tribunale debba risiedere nel capoluogo di provincia? In una economia di scala ed in una logica di equidistanza dai comuni che riguardano il territorio interessato potrebbero sorgere soluzioni alternative” e aggiunge chiamando in causa Rita Rossa “e questo con buona pace del sindaco di Alessandria, che prima di suggerire al ministro della Giustizia di vendere i palazzi che ospitano i tribunali delle altre città onde girare al Comune di Alessandria il ricavato per la realizzazione della sede unica in quella città, dovrebbe prima di tutto informarsi sull’effettiva proprietà degli immobili sedi di tribunali della Provincia”.
E se anche nella settimana di ferragosto l’attenzione del sindaco di Casale è puntata sul Tribunale – e non mancheranno sicuramente quelle degli altri amministratori e del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati – permane invece il silenzio sulla sorte dei giudici di pace in via di soppressione.
Sarà finalmente l’ora che anche il Comune di Valenza e quelli sotto la giurisdizione del giudice di pace di Moncalvo (nella maggior parte dei casi in provincia di Alessandria) facciano sentire la loro voce e capire se sono interessati o meno alla permanenza di questo magistrato?
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