Filippi: “Rimango, pensando al futuro di questo territorio”
Nella giornata in cui tanti suoi colleghi scelgono di dimettersi, il presidente della Provincia decide di restare, spiazzando alcuni pronostici della vigilia. Ma questo governo sta distruggendo lautonomia degli enti locali. E cè anche una frecciata per il Pd
Nella giornata in cui tanti suoi colleghi scelgono di dimettersi, il presidente della Provincia decide di restare, spiazzando alcuni pronostici della vigilia. ?Ma questo governo sta distruggendo l?autonomia degli enti locali?. E c?è anche una ?frecciata? per il Pd
PROVINCIA – La decisione è arrivata al termine di una giornata interminabile, e non era per niente scontata. Ieri pomeriggio gli impiegati di Palazzo Ghilini si guardavano attorno smarriti, provando ad interpretare gesti e umori di assessori e consiglieri che andavano e venivano dal “piano nobile”. E fino all’ultimo nessuno aveva certezza della decisione del presidente Paolo Filippi, rimasto in riunione con i capi gruppo della sua maggioranza in sala giunta fino a dopo le 19. Solo allora, palesemente emozionato di fronte ad un nutrito parterre di giornalisti locali, ha sciolto le ultime riserve: “rimango alla guida dell’ente, per forte senso di responsabilità verso gli elettori, e verso i dipendenti della Provincia. Anche se trovo scorrette le critiche mosse a chi oggi, come la mia collega astigiana Armosino, ha fatto scelte diverse: probabilmente, data la situazione complessiva, la sua è la logica più sensata e comprensibile. Noi però preferiamo rimanere in trincea”.
Fino a quando, non si sa. In un ampio preambolo, Paolo Filippi ha infatti ricostruito l’accidentato percorso degli ultimi mesi, puntando con decisione il dito contro il governo Monti: “non so se sia il peggiore di sempre: sicuramente può ben gareggiare, e ha scelto deliberatamente di azzerare l’autonomia degli enti locali, e delle province in particolare: come se fossimo noi i principali responsabili del mastodontico debito pubblico”. Secondo Filippi, “voci romane molto ben informate e qualificate sostengono che, entro fine anno, tutte le province potrebbero essere commissariate dal governo, per cui scegliere di rimanere in sella potrebbe da parte nostra essere doppiamente autolesionista: anche perché, in base alle nuove normative, potremmo anche essere dichiarati ineleggibili per dieci anni, come amministratori responsabili di dissesto: ma i conti di Palazzo Ghilini prima della spending review, sia pur con grandi sacrifici, erano in ordine: se dissesto dovesse essere, sarà il governo ad averlo generato”. 
I nomi il presidente della Provincia si rifiuta di farli (“non se ne è ancora minimamente parlato”), ma se alcuni, come Comaschi e Moro, appaiono “blindati”, è evidente che per altri da oggi cominciano giornate poco serene. “Poi – prosegue Filippi – lavoreremo sui fondi dei dirigenti e dei dipendenti, muovendoci comunque in un clima di assoluto confronto, e speriamo di totale accordo. E naturalmente non credo sfugga a nessuno che la logica dell’accorpamento con Asti include un processo di valutazione di “doppioni”, e di ricorso a procedure di mobilità che interessano in prima battuta i dipendenti più anziani, che possono agganciarsi alla pensione: ma non è detto che bastino”. E poi ci sono i precari: “purtroppo le risorse per rinnovare i contratti scaduti e in scadenza non ci sono, inutile girarci attorno. Per fortuna alcuni di loro si sono già ricollocati altrove (4 si sono licenziati soltanto la settimana scorsa), e del resto deve essere il Governo a stabilire a chi competono aree di attività come il lavoro e la formazione, e per conseguenza come gestire anche il futuro professionale di queste persone”.
Uno scenario, quello descritto dal presidente Filippi, da ultimo giro di giostra, in attesa della catastrofe. “Eppure siamo qui – ribadisce – per cercare di portare avanti quel processo di riordino e accorpamento con Asti che, dopo l’approvazione del Cal dei giorni scorsi, dovrà ora passare all’esame del consiglio regionale, e poi del Governo”. Che il presidente Filippi avesse ambizioni di candidatura alle prossime elezioni politiche di primavera è noto: e poiché ieri era l’ultimo giorno utile, per i presidenti di provincia, per presentare le proprie dimissioni in ottica elettorale, è evidente che la scelta di rimanere a Palazzo Ghilini ha comportato una rinuncia personale, sottolineata con gratitudine ieri sera sia dal vice presidente Gianfranco Comaschi che dal presidente del consiglio provinciale Giovanni Barosini. “Anche se – sottolinea Filippi – ancora non c’è certezza neanche sul tipo di legge elettorale, e quindi certi vincoli non è detto che debbano restare in piedi”. Intanto, sollecitato da un cronista, il presidente della Provincia di Alessandria non rinuncia ad una “stoccata” al suo partito, il Pd: “più che al dramma degli enti locali, al momento mi sembrano molto interessati alle primarie tra Bersani, Renzi, Vendola e quell’altro…come si chiama, Tabacci. Nella speranza, naturalmente, che al tema prima o poi si appassioni anche la gente”. Lui intanto, con la gente, continua a dialogarci in maniera diretta: ieri sera, naturalmente, ha “postato” in anteprima la sua scelta di “rimanere in sella” su facebook, riscuotendo ampi consensi. Nei prossimi giorni tocca agli alessandrini meno “internettiani” esprimere la loro opinione.