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Unesco, ridimensionato il territorio per rafforzare la candidatura
Il Monferrato degli infernot è nelle sei "core zone" superstiti. Ma l'eventuale riconoscimento Unesco porterà davvero ad un incremento della domanda turistica? Il caso di Crea
Il Monferrato degli infernot è nelle sei "core zone" superstiti. Ma l'eventuale riconoscimento Unesco porterà davvero ad un incremento della domanda turistica? Il caso di Crea
VIGNALE MONFERRATO – Il paese della danza è senza dubbio il maggiore punto di riferimento per la parte del territorio Casalese che segue con attenzione (peraltro poco esplicitata) l’iter della candidatura Unesco di Langhe – Roero e Monferrato come patrimonio dell’umanità. Nei giorni scorsi si è tenuto un incontro tecnico dietro impulso del sindaco di Vignale Tina Corona per prendere atto di quei cambiamenti “in corso d’opera” che seguono alla visita degli ispettori dell’Icomos che hanno anche avanzato alcune indicazioni. Nella sostanza – come ha anche precisato il vice presidente della Regione Piemonte Ugo Cavallera in un incontro che si è svolto la scorsa settimana nella sala del consiglio comunale di Asti – sono state ridotte sia le “core zone” da 9 a 6 per un totale di 29 comuni e circa 10.700 ettari (Langa e Barolo, Castello di Grinzane, Colline del Barbaresco, Nizza e Barbera, Canelli e Asti Spumante, Monferrato degli infernot) , mentre le “buffer zone”, più decentrate, comprendono 72 comuni per circa 76mila ettari.
Il tutto con contorni che non sono ancora definiti, anche perché la cartografia non è stata resa disponibile.
Cavallera, che è un amministratore con i piedi per terra ha detto che “Il nostro obiettivo è presentare un dossier che abbia le carte in regola per essere giudicato favorevolmente dal World Heritage Commitee che darà il suo parere finale nel giugno 2014. Se porteremo a casa il risultato favorevole e per il quale abbiamo lavorato per anni, i benefici saranno per tutto il territorio Langhe – Roero e Monferrato. Come Regione dobbiamo tenere conto dell’interesse generale coincidente con l’iscrizione nella lista Unesco, superando visioni localistiche ovendo applicare le linee guida dell’Unesco”. Sono parole che non nascondono un problema di fondo: l’Italia è il Paese al mondo che ha più siti iscritti nella lista dell’Unesco, 47 su 962, con oltre 40 siti in attesa di 5000 richiese provenienti da tutto il mondo e con l’India e la Cina che soffiano sul fuoco dei loro riconoscimenti. E in Monferrato c’è già una un sito Unesco, che è Crea, inserito nel circuito dei Sacri Monti e dei percorsi devozionali piemontesi e lombardi. Ma per la verità, al di là della targa apposta e del prestigio per quella che fu la “Cittadella della Fede” ai tempi dei Gonzaga, il miracoloso aumento delle presenze turistiche in questi anni non si è verificato. Dunque, non sottovalutando l’importanza dell’attribuzione Unesco, occorre comunque non farsi delle illusioni sin da ora, su un eventuale riconoscimento. Targare un territorio non porta turismo, lo portano le strutture, ricettive e ristorative, e un incremente della domanda preparato da un adeguato marketing territoriale. A questo il Monferrato è davvero pronto?