Emergenza Nord Africa: storia di scontri annunciati?
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Emergenza Nord Africa: storia di scontri annunciati?

Il piano di accoglienza è stato prolungato fino al 28 febbraio, ma oltre quella data il Governo fa sapere che non andrà: per tanti immigrati è il momento della disperazione, anche perché si troveranno davvero, da un giorno all’altro, “in mezzo a una strada”. Dalla Prefettura la promessa di sedare eventuali disordini con la forza

Il piano di accoglienza è stato prolungato fino al 28 febbraio, ma oltre quella data il Governo fa sapere che non andrà: per tanti immigrati è il momento della disperazione, anche perché si troveranno davvero, da un giorno all?altro, ?in mezzo a una strada?. Dalla Prefettura la promessa di sedare eventuali disordini con la forza

PROVINCIA – Ai responsabili dei centri che stanno ospitando gli extracomunitari accolti durante il piano “Emergenza Nord Africa” la Prefettura, ci riferiscono da più parti, l’ha detto chiaro e tondo: il progetto di accoglienza si chiuderà entro la fine di febbraio, e se sarà necessario a quel punto, per sfrattare gli stranieri, si è pronti a far intervenire le Forze dell’ordine.

Questa sembra oggi la massima progettualità che il Governo, per mano delle sue sedi sul territorio, ha saputo esprimere in merito alla conclusione del percorso biennale che avrebbe dovuto accompagnare cittadini stranieri, giunti in Italia dopo essere sfuggiti alla miseria e alla guerra, verso un futuro migliore. In realtà nella maggior parte dei casi si è trattata di una semplice tutela dei bisogni primari, non poco in questo periodo di crisi, ma di fatto se la conclusione del progetto sarà quella paventata ora, i problemi di queste persone rischiano solamente di venire posticipati (e a questi sommati i pericoli per i cittadini, perché se è vero che la vera sicurezza passa dall’integrazione, è anche vero che quando si è disperati e si ha fame è facile cadere vittima di attengiamenti pericolosi, per sé e per gli altri). 


Spiega Gianni Girani, assessore al Comune di Castelnuovo Scrivia: “la situazione ci è stata calata dall’alto, senza però offrirci soluzioni concrete per poterla gestire. Per quello che sappiamo, ad oggi, 40 stranieri si ritroveranno di colpo in un paese di 5000 abitanti senza sapere cosa fare né dove andare (180 in tutta la provincia). Non abbiamo né spazi né fondi per arrangiarci autonomamente a trovare loro una sistemazione”. Gli fanno eco i referenti sul territorio della Comunità San Benedetto al Porto: “l’unica via prospettata al momento è quella dei rimpatri assistiti, cioè di offrire la possibilità a chi è fuggito di tornare al proprio Paese. Ma i ragazzi sono terrorizzati da questa ‘soluzione’ e tanti chiedono almeno di ottenere come destinazione la Libia, così da poter cercare lì lavoro e una sistemazione (o forse, chissà, semplicemente una nuova occasione per ripartire ndr)”. Il problema, per tanti, che si sono ormai rassegnati alla difficoltà di sognare un lavoro in Italia, è il titolo di viaggio, cioè il passaporto o un altro documento che consenta loro di spostarsi. Diversi paesi consentono di ottenerli con 80-120 euro, ma per altri, come la Nigeria, gli ostacoli sono molto maggiori: “almeno 550 euro – ci raccontano – e spesso ne servono il doppio perché la corruzione, anche presso gli organi che dovrebbero essere istituzionali, è molto forte e la possibilità di subire ricatti massima”.

Ieri, lunedì 7 gennaio, una trentina di stranieri, ospiti di Castelnuovo o dell’Ostello di piazza Santa Maria di Castello (dove da alcuni giorni due di loro hanno intrapreso lo sciopero della fame) si sono recati nuovamente davanti alla prefettura per chiedere di non essere abbandonati e, nel caso degli ospiti dell’Ostello, per protestare contro alcuni aspetti del trattamento ricevuto. Successivamente il gruppo si è poi spostato presso la sede della Cgil, alla quale è stato chiesto di fare da tramite per cercare una nuova mediazione con la Prefettura. Nei prossimi giorni si attendono sviluppi.

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