Alessandria e Casale “pronti” a fronteggiare il virus ebola
Nonostante sia bassissima la probabilità di arrivo in regione di persone contagiate dal virus ebola, la Regione individua otto presidi attrezzati per gestire un'eventuale emergenza. Gli ospedali di Alessandria e Casale sono nella lista
Nonostante sia ?bassissima? la probabilità di arrivo in regione di persone contagiate dal virus ebola, la Regione individua otto presidi attrezzati per gestire un'eventuale emergenza. Gli ospedali di Alessandria e Casale sono nella lista
SANITA’ – Una procedura formale, un protocollo che scatta in caso di emergenza, anche se l’emergenza per ora non c’è. E’ comunque scattato anche i Regione la fase due per arginare un eventuale arrivo di un contagio dal virus ebola. Nella fase uno, ad agosto, era stato individuato un presidio ospedaliero, a Torino, dove avrebbero dovuto essere eventualmente dirottati i pazienti sospettati di aver contratto il terribile virus. Ora gli ospedali individuati sono otto, tra cui quelli di Alessandria e Casale. Così ha riferito ieri in consiglio regionale l’assessore alla Sanità, Antonio Saitta,sulle misure adottate.
“Gli esperti concordano sulla bassissima probabilità di importazione di casi di ebola in Italia ed in Piemonte. Per questo i piani attivati in via precauzionale dall’assessorato servono soprattutto a verificare la capacità del servizio sanitario regionale di gestire casi sospetti a basso rischio ed eventualmente identificare e indirizzare verso il sistema nazionale di emergenza i casi sospetti di rischio più elevato”, precisano dagli uffici di palazzo Lascaris.
Lo scopo principale “è stato quello di minimizzare il rischio di intasamento dei servizi di emergenza da parte di false segnalazioni”.
E ancora: “Il Piemonte non è interessato in modo diretto dalle misure che il Ministero della Salute ha attivato negli aeroporti. Tuttavia, essendo presenti sul territorio alcune comunità originarie dei paesi interessati, è stata comunque prevista la possibilità che alcuni pazienti rientrati da meno di tre settimane dal proprio paese si possano rivolgere ai nostri servizi di emergenza qualora avvertano anche soltanto sintomi generici come, ad esempio, la febbre”.
Per agevolare l’inquadramento dei casi, le raccomandazioni regionali prevedono l’adozione (da parte dei Pronto soccorso e delle Centrali 118) di una speciale scheda di screening nonché la disponibilità 24 ore su 24 di consulenti in malattie infettive per controllare tutte le segnalazioni di sospetto.
Gli eventuali casi sospetti a basso rischio saranno invece presi in carico da otto ospedali dotati di reparti di malattie infettive in grado di garantire anche l’isolamento temporaneo dei malati, come peraltro è già previsto anche per altre malattie infettive. Sono: ospedale Regina Margherita (per i casi pediatrici del proprio bacino); ospedale Amedeo di Savoia di Torino; ospedale di Novara; ospedale di Vercelli; ospedale di Cuneo; ospedale di Alessandria; ospedale di Asti; ospedale di Casale Monferrato
Nelle ultime ore sono state emanate (con la collaborazione delle strutture sanitarie territoriali, del 118 e della rete infettivologica piemontese) le raccomandazioni e le istruzioni operative di carattere tecnico per garantire la presa in carico di questi pazienti e l’esecuzione degli accertamenti diagnostici previsti nel protocollo concordato con i laboratori di analisi ospedalieri.
Qualora si dovessero evidenziare casi sospetti è prevista l’attivazione del sistema di emergenza regionale e dell’Ospedale nazionale di riferimento Spallanzani di Roma nel rispetto rigoroso delle procedure definite dal Ministero della Sanità per la gestione di questi casi.