“Dante sulle colline”: il padre della lingua italiana prima della Divina Commedia
Martedì 9 dicembre in scena il viaggio nellItalia dei linguaggi regionali, alla ricerca di un volgare illustre degno di rappresentare il grande stile che formerà il tessuto della Divina Commedia
Martedì 9 dicembre in scena il viaggio nell?Italia dei linguaggi regionali, alla ricerca di un volgare illustre degno di rappresentare il grande stile che formerà il tessuto della Divina Commedia
SAN SALVATORE MONFERRATO – Con la collaborazione del Comune di San Salvatore, della Fondazione Cassa di Risparmio di Alessandria e il contributo della Società Editrice Internazionale, la Fondazione Carlo Palmisano-Biennale Piemonte e Letteratura continua il progetto di rappresentare le opere che Dante scrisse prima della Divina Commedia: un viaggio di avvicinamento al capolavoro composto perché il suo messaggio potesse giungere a tutti gli uomini e non solo ai sapienti. La Fondazione continua così il suo progetto di sperimentazione di una nuova forma seminariale che va avanti da 38 anni e che ha portato nel Monferrato la grande letteratura del ‘900, rivolta a una fascia più ampia di pubblico: uno spettacolo riservato ai giovani delle scuole della provincia di Alessandria e una successiva replica aperta a tutti coloro che vorranno partecipare.
Gli incontri si terranno martedì 9 dicembre alle 10 per gli studenti e alle 18 con ingresso libero nel Teatro Comunale di San Salvatore Monferrato. Il seminario avrà come titolo Là dove ’l sì suona. Una lingua per Dante, lezione-recital dal De vulgari eloquentia di Dante Alighieri
Attori: Giorgio Boccassi, Donata Boggio Sola, Nazzareno Luigi Todarello
Narratore: Vincenzo Jacomuzzi
Realizzazione scenica: Compagnia teatrale Coltelleria Einstein
Collaborazione tecnica: Massimo Rigo
Qual’è l’obiettivo? A spiegarlo è Giovanna Ioli: “restituire il significato vero e reale alle parole”, ovvero riportare le parole delle letteratura al loro significato originario e soprattutto far comprenderlo ai ragazzi. Sul palco andrà quindi in scena “l’avventura della lingua italiana” come ha spiegato Jacomuzzi, il narratore. Una “unione dell’Italia” – almeno sul palcoscenico – con un viaggio attraverso tutte le regioni e i loro dialetti.
Sarà una lingua naturale e non artificiale, con la quale si potranno trattare argomenti nobili come l’amore, la virtù e le verità che travalicano la conoscenza umana: un “volgare illustre”, perché risplende e impartisce alte dottrine, conferisce onore e nobiltà.
Sul palco, guidati da un discreto commento critico, gli attori seguiranno le tappe dantesche nelle varie regioni italiane, dialogheranno tra loro mostrando le forme sbagliate, le pronunce rustiche e i rozzi vocaboli di tutte le città della penisola, per giungere infine alla parlata degna di rappresentare la nazione. Con gli strumenti di quel nuovo linguaggio, che dopo sette secoli tutti noi continuiamo a pronunciare, Dante potrà cominciare il viaggio della Divina Commedia, quello alla ricerca della lingua del cielo.
Per comprendere il motivo per cui dopo sette secoli Dante continua a essere letto nelle piazze e nei teatri bisogna ritornare nel tempo in cui visse, quando erano ancora pochi coloro che potevano accedere ai testi scritti e le opere circolavano solo grazie alle penne e ai pennini dei copisti. L’unica forma di comunicazione, che permetteva la diffusione dei saperi anche all’esterno delle torri d’avorio degli addetti ai lavori era infatti la lettura pubblica e la Divina Commedia era stata composta con questo intento, per trasmettere a uomini di diverse culture un progetto di arte, giustizia e Amore.
Proprio per assolvere questo compito il poema è stato scritto in una lingua “universale”, che tutti potessero comprendere, non in latino, dunque, che ai suoi tempi era la lingua dei dotti, usata tuttavia per il De vulgari eloquentia, un’opera rivolta proprio a quei sapienti che trovavano sconveniente l’uso del volgare per la poesia “alta”.