Uffici postali in chiusura, sale la protesta
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Uffici postali in chiusura, sale la protesta

Poste Italiane ha annunciato la chiusura di 600 sportelli e 600 “razionalizzazioni” in Italia. Per la provincia in piano è di 5 chiusure e 24 riduzioni di orario. Cgil, Cisl e Uil: “scelta fatta senza criteri precisi”. I dipendenti saranno riassorbiti in altri uffici ma resterà il disagio soprattutto per i cittadini. Cresce la protesta dei sindaci

Poste Italiane ha annunciato la chiusura di 600 sportelli e 600 ?razionalizzazioni? in Italia. Per la provincia in piano è di 5 chiusure e 24 riduzioni di orario. Cgil, Cisl e Uil: ?scelta fatta senza criteri precisi?. I dipendenti saranno riassorbiti in altri uffici ma resterà il disagio soprattutto per i cittadini. Cresce la protesta dei sindaci

PROVINCIA – Cinque uffici postali chiusi, 24 “razionalizzati”, ossia ad orario ridotto. Il piano di ristrutturazione di Poste Italiane peserà anche sulla provincia di Alessandria a partire dal 13 aprile.
A chiudere i battenti sono gli sportelli di Alluvioni Cambiò, Castelferro, Pollastra, San Martino Rosignano, Pozzengo.
La riduzione di orari interesserà invece Alfiano Natta, Casalbagliano, Coniolo, Frascaro, Montecastello, Odalengo Grande, Olivola, Rivarone, Sala Monferrato, San Giuliano Nuovo, Serralunga di Crea, Treville (che fanno capo ad Alessandria 1); Alice Bel Colle, Carezzano, Castellar Giudobono, Castelnuovo Bormida, Cerreto Grue, Gamalero, Garbagna, Lerma, Melazzo, Paderna, Prasco, Volpeglino (Alessandria 2).

“Siamo fortemente preoccupati” dicono Cgil, Csil e Uil poiché “non è chiaro quali criteri abbia scelto l’azienda per procedere con questo piano”.
Non avrebbe tenuto conto né dell’affluenza, né del volume di operazioni. Un “taglio indiscriminato, senza una chiara logica” su cui anche la Regione, tramite il presidente Chiamparino, ha chiesto spiegazioni. Ma, soprattutto, non si tiene conto della “morfologia del territorio”.
Il discorso, poi, è sempre quello, in tema di servizi: in una provincia con 190 comuni, alcuni dei quali molto piccoli e in zone collinari o montane, i disagi saranno notevoli. “L’ufficio postale rappresenta un presidio sul territorio, ci sono zone isolate abitate da popolazione prevalentemente anziana che non avranno più il servizio”, dicono i sindacati.
Si tratta, oltre tutto, di zone in cui spesso non c’è neppure un trasporto pubblico efficiente.
Gli uffici ridotti o in chiusura saranno sostituiti dalla figura del “postino telematico”, ossia un addetto fornito di un palmare che consentirà di effettuare i pagamenti delle bollette. “Peccato che, soprattutto le persone anziane non abbiamo, magari, carta di credito ma preferiscano pagare in contanti”.
Per chiedere a Poste Italiane di tornare sui propri passi, molti sindaci si sono mobilitati. E si stanno moltiplicando le raccolte di firme o le iniziative sui social network. “La politica – dicono i sindacati – deve fare la propria parte, e i sindaci non devono essere lasciati soli”. 
I dipendenti, avrebbe assicurato l’azienda, non rischiano il posto di lavoro. Potranno essere spostati in altre filiali o sparsi sul territorio. Ma a quali costi? “Molti uffici hanno un solo dipendente. Questi dovrà seguire più uffici in più paesi e avrà le responsabilità, magari, di tre mazzi di chiavi, tre sistemi di allarme e tutto ciò che comporta la gestione di tre uffici”. Senza parlare dei ritardi nelle consegne….
Preoccupa ancor più di questo taglio immediato, la prospettiva. Il piano di Poste Italiane,che porterà l’azienda a quotarsi in borsa entro novembre, è quinquennale. “Se al primo anno i tagli sono questi, ci chiediamo entro cinque anni quali saranno?”. L’impressione di Cgil, Cisl e Uil è quella di un progetto “fatto sulla carta e basato sui numeri finanziari”, senza tenere conto delle esigenze dei territori.
Venerdì i sindacati saranno a Torino a presidiare davanti la sede della Regione mentre Chiamparino incontrerà i vertici dell’azienda.

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