Processo Eternit, Casale non si arrende. “Stiamo già pensando al ter o al quater”
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Processo Eternit, Casale non si arrende. “Stiamo già pensando al ter o al quater”

E' alle prime battute il processo Eternit Bis per omicidio nei confronti di 258 persone. Il rischio potrebbe essere il principio che vieta di processare la medesima persona per lo stesso reato. Nosenzo: “c'è un'esigenza di giustizia sostanziale. Se il bis dovesse fermarsi, stiamo già pensando al ter o al quater”. Potrebbe essere chiamato in causa lo Stato che “non si è costituito parte civile al processo bis”

E' alle prime battute il processo Eternit Bis per omicidio nei confronti di 258 persone. Il rischio potrebbe essere il principio che vieta di processare la medesima persona per lo stesso reato. Nosenzo: ?c'è un'esigenza di giustizia sostanziale. Se il bis dovesse fermarsi, stiamo già pensando al ter o al quater?. Potrebbe essere chiamato in causa lo Stato che ?non si è costituito parte civile al processo bis?

CASALE MONFERRATO – Il principio non vuole essere “o con noi, o contro di noi”. Non c’è dubbio, però, che abbia lasciato tanta amarezza tra i casalesi il fatto che lo Stato, nonostante le dichiarazioni del premier Renzi, non si sia ancora costituito parte civile al processo Eternit Bis. L’iter giudiziario è solo alle prime battute “e volendo c’è ancora il tempo affinché lo Stato decida di costituirsi parte civile. Noi lo abbiamo sempre considerato dalla nostra parte, come ‘vittima’ che ha subìto – spiega l’avvocato Roberto Nosenzo davanti ad una platea di giornalisti che si sono ritrovati a Casale per un corso di aggiornamento – ma come collegio difensori stiamo valutando anche altre ipotesi, tra cui quella di chiamare lo Stato in causa”.
Sarà che hanno imparato, a proprie spese, che fidarsi è bene, non fidarsi è meglio, i casalesi, ancora delusi dalla sentenza della Corte di Cassazione di novembre che ha ritenuto il reato di disastro ambientale, commesso dal magnate svizzero Schmideiny, prescritto.
Montagne di documenti, testimonianze, ricordi, dolori raccolti per i processi del ’93, concluso con una transazione, e il primo processo Eternit, spazzato via a Roma con una decisione che, per quanto giurispudenzialmente comprensibile, ha mancato di rispondere quella legittima sete di giustizia.
C’è il timore in fondo agli animi dei casalesi che anche l’Eternit Bis finisca in polvere: per il principio secondo il quale nessuno può essere processato per lo stesso reato.
“L’imputato è sempre Schmideiny, nell’Eternit Bis il capo di imputazione è omicidio doloso e non disastro ambientale, però…” dice Nosenzo.
Ci deve essere un modo, un appiglio per trovare uno o più responsabili di 2mila morti nella sola città monferrina. Duemila, cinquanta all’anno, in aumento, probabilmente, fino al 2020, quando si avrà il picco di ammalati di mesotelioma.
“Ogni volta che in una famiglia qualcuno dà un colpo di tosse cresce la paura”, racconta il docente del liceo Balbo mentre spiega ai giornalisti i contenuti del laboratorio multimediale realizzato all’interno del liceo.
Ci deve essere un filo che porti al bandolo della matassa. “Il reato è stato considerato prescritto nel momento in cui ha chiuso la fabbrica, è ben vero. Ma gli effetti del reato ci sono ancora tutti”, ribadisce Nosenzo.
“Come collegio difensori stiamo valutando alcune vie: un nuovo esposto al tribunale di Vercelli per i fatti più recenti che allarghi il raggio di azione, coinvolgendo ad esempio altri soggetti oltre a Schmideiny. Ma anche la possibilità di avere lo Stato come controparte, invece che al nostro fianco”.
L’ultima speranza potrebbe essere la Corte Europea, appellabile, però, solo dopo aver tentato il tutto per tutto in Italia.
Resiste per ora Casale nella volontà di chiedere giustizia, per i propri morti, per quelli che verranno, per quelle popolazioni che ancora lavorano l’amianto.
L’offerta di Schmideiny non mi risulta sia stata ritirata: 30mila euro per chi ha subito danni come cittadino, 60mila come lavoratore. In tanti ci stanno pensando…”, ammette Nosenzo.
Lasciano aperte le porte della speranza alcune iniziative come il laboratorio Multimediale del liceo Balbo: uno grande sforzo dei docenti, degli alunni e della società tutta di raccontare la lunga storia di Casale e della sua fabbrica, per non dimenticare, per imparare, per cambiare, se possibile, il finale.
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