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Bistefani, aspettando il “miracolo” si tratta sugli ammortizzatori
Sembra ormai definitiva la decisione del gruppo Bauli di trasferire la produzione dello stabilimento Bistefani di Villanova. L'incontro in Confindustria è stato interlocutorio dicono i sindacati: si tratta sugli incentivi al trasferimento e sugli ammortizzatori sociali possibili. Per il mantenimento dello stabilimento servirebbe un miracolo e si guarda al tavolo nazionale della politica
Sembra ormai definitiva la decisione del gruppo Bauli di trasferire la produzione dello stabilimento Bistefani di Villanova. L'incontro in Confindustria è stato ?interlocutorio? dicono i sindacati: si tratta sugli incentivi al trasferimento e sugli ammortizzatori sociali possibili. Per il mantenimento dello stabilimento servirebbe ?un miracolo? e si guarda al tavolo nazionale della politica
ECONOMIA – “Si è trattato di un incontro interlocutorio”, sono le prime parole dei sindacalisti all’uscita dell’incontro che si è tenuto ieri nella sede di Confindustria di Alessandria tra la direzione di Bauli e i sindacati. Ma questa volta il suono della parola “interlocutorio” suona stridulo.Sembra infatti definitiva la decisione di trasferire la produzione di Villanova nel veronese, dove ha sede il gruppo. I margini di manovra su questo punto sono ridottissimi. 115 addetti che saranno messi davanti alla scelta di “prendere o lasciare”. “L’azienda formalmente non lascia a casa nessuno”, dicono i sindacati. Ma fare il pendolare Casale – Verona non è così semplice..
Ieri sarebbe stato importante “portare a casa un buon accordo”. Non è stato possibile. Se ne riparlerà il 7 aprile, a Torino, al primo tavolo regionale, con l’azienda.
Resta l’obiettivo di non fare chiudere lo stabilimento di Villanova, lanciando magari altri prodotti sul mercato. Lo stabilimento era stato, peraltro, recentemente rinnovato dal punto di vista strutturale. La volontà del gruppo Bauli è, però, quello di ridurre i costi di produzione e il mantenimento della linea Buondì a Villanova non è tra gli obiettivi.
In questa fase si è mossa anche la politica e le istituzioni che premono per un tavolo nazionale dove individuare misure per mantenere comunque aperto lo stabilimento. “Ci vorrebbe un miracolo”, dice Marco Malpassi di Cgil. Una proposta, i sindacati, l’hanno avanzata: quella di assicurare al gruppo una sorta di “finanziamento d’onore”, magari sotto forma di incentivi o sgravi, per trovare nuovi prodotti da lanciare sul mercato, riconvertendo in parte lo stabilimento, con l’impegno dell’azienda di restituire il finanziamento. Se la giocheranno ai prossimi tavoli.