La crisi Mondial finisce a Torino
Incontro in Comune a Casale e una sola certezza: il coinvolgimento della Regione Piemonte nella ricerca di una soluzione per ridurre il più possibile l'impatto sociale degli esuberi annunciati, pari alla metà dei 220 dipendenti
Incontro in Comune a Casale e una sola certezza: il coinvolgimento della Regione Piemonte nella ricerca di una soluzione per ridurre il più possibile l'impatto sociale degli esuberi annunciati, pari alla metà dei 220 dipendenti
ECONOMIA E LAVORO – Una sola certezza. Politica. Il coinvolgimento della Regione Piemonte nella ricerca di una soluzione per ridurre il più possibile l’impatto sociale della crisi della Mondial (vetrine refrigeranti e frigoriferi industriali). Altro, di fatto, non c’è. E la politica, dal canto suo, ha margini limitati di manovra. Ma la speranza comunque c’è, pur a fronte di una situazione pesantissima che ancora una volta vede al centro una impresa di quello che una volta era il florido ‘Distretto del freddo’ del Casalese. L’incontro ospitato ieri, lunedì, nella sala consiliare del Comune di Casale è stato di carattere istituzionale, voluto per fare il punto della situazione anche di fronte a parlamentari e amministratori del territorio. Il 13 gennaio scade la cassa integrazione per i dipendenti dell’impianto e per il futuro permangono molte incognite. La soluzione prospettata, quella di una nuova società dal nome ‘Mondial Refrigeration’, che dovrebbe far capo a una quindicina di lavoratori, è stata definita “la più realistica”, anche “se di difficile realizzazione”. La Mondial dopo avere aperto le porte, alla fine del 2014, della sede produttiva di Mirabello Monferrato ad autorità, amministratori pubblici, forze dell’ordine e Confindustria, annunciando in quella occasione la “strategia industriale e logistica di Mondial Group” pronta a “consolidare i mercati internazionali”, ha annunciato 110 esuberi su 220 dipendenti. Il sindacato tenta di difendere il difendibile, mentre l’ipotesi della newco (nuova società) appare non facile da realizzare, sarebbe in ogni caso lunga e laboriosa, e comunque l’affitto di un ramo di azienda viene visto in modo critico da Cgil, Cisl e Uil che parlano di clausole non accettabili anche perché ai dipendenti in esubero pare fosse intenzione chiedere una rinuncia scritta alla possibilità di passare alla nuova società.
