Terapia del dolore e delle cure palliative: l’altra frontiera della sanità
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Terapia del dolore e delle cure palliative: l’altra frontiera della sanità

Anche l'esperienza alessandrina è stata di scena a Roma in occasione dell'incontro promosso dalla Conferenza delle Regioni e dalla Fondazione Ghirotti. Il capoluogo è uno dei tre hub della regione

Anche l'esperienza alessandrina è stata di scena a Roma in occasione dell'incontro promosso dalla Conferenza delle Regioni e dalla Fondazione Ghirotti. Il capoluogo è uno dei tre hub della regione

ALESSANDRIA – L’esperienza alessandrina della terapia del dolore e delle cure palliative è arrivata a Roma in occasione dell’incontro promosso dalla Conferenza delle Regioni e dalla Fondazione Ghirotti (sede a Roma, è nata il 5 maggio 1975 a meno di un anno dalla morte del giornalista di cui porta il nome, colpito dal linfoma di Hodgkin nel 1972 e deceduto nel 1974, ha come scopo favorire il miglioramento della qualità della vita della persona malata di tumore e dei familiari), durante il quale sono stati presentati i risultati di un questionario dell’Osservatorio volontario per il monitoraggio della terapia del dolore e delle cure palliative. “Dai dati – commenta Antonio Saitta, assessore alla sanità della Regione Piemonte, coordinatore della commissione salute della Conferenza delle Regioni, sintetizzando il percorso intrapreso per l’applicazione della legge 38/2010 nelle diverse regioni – arriva un monito piuttosto chiaro. Solo un paziente su tre conosce la legge sulle cure palliative, il 45 per cento non conosce l’utilità dei farmaci oppiacei per le situazioni di dolore cronico o di fasi terminale”.

Il Piemonte ha una rete regionale di terapia del dolore che si basa sul modello organizzativo delle reti cliniche integrate, con l’individuazione di centri hub, concentrati in un numero ristretto di strutture ospedaliere, dove viene fornita assistenza ai pazienti con maggior complessità clinica, e di centri spoke in cui sono erogate le terapie di minore complessità. Il primo hub è quello dell’azienda ospedaliera ‘Santi Antonio e Biagio e Cesare Arrigo’ di Alessandria, gli altri due sono quello della Città della Salute e della Scienza di Torino e l’ospedale Maggiore della Carità di Novara (le strutture sono quelle dotate del Dea, Dipartimento di emergenza e accettazione, di secondo livello). All’Istituto di ricerca e cura a carattere scientifico (Irccs) di Candiolo è riconosciuto il ruolo di “centro monospecialistico per la terapia del dolore oncologico”. E subito una riflessione territoriale appare obbligata rispetto al percorso che è stato avviato per arrivare al riconoscimento di Irccs anche per l’ospedale di Alessandria “per patologie ambientali”. Un traguardo che potrebbe sviluppare inediti scenari di ricerca, collegati sia all’Università, sia alle aziende che operano in campo medicale.

Rispetto alla rete di cure palliative, operativa in Piemonte dal 2000, c’è stato un aggiornamento nel 2010 con la promulgazione della legge 38, e oggi gli Hospice operativi sono quindici di cui sette a Torino (e Città metropolitana), due nell’Alessandrino (nel capoluogo e a Casale), due nel Cuneese, uno ciascuno nelle province di Biella, Vercelli, Novara e Verbano Cusio Ossola. Le strutture accolgono i pazienti affetti da patologie degenerative, che non possano essere seguiti al proprio domicilio, per i quali la terapia attiva non è più appropriata, con lo scopo di prendersi cura anche del paziente inguaribile. L’anno scorso è stata approvata la delibera di Giunta che disciplina l’erogazione dei cannabinoidi ai pazienti affetti da dolore cronico e degenerativo. Sempre nel 2016 il Piemonte ha presentato due progetti di formazione, approvati dal Ministero, e finanziati per 158.851 euro: uno sul dolore oncologico e uno sul Low back pain (mal di schiena cronico e invalidante). 

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