Le capitali della cultura e quella del beato isolamento
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Le capitali della cultura e quella del beato isolamento

Casale e Asti hanno presentato le rispettive candidature per il 2020. Lo hanno fatto individualmente, ma stanno già lavorando insieme. Mentre Alessandria...

Casale e Asti hanno presentato le rispettive candidature per il 2020. Lo hanno fatto individualmente, ma stanno già lavorando insieme. Mentre Alessandria...

PROVINCIA – I campanili? Li ammettono e li riconoscono gli stessi protagonisti. Nessuno vuole rinunciare fino in fondo a storia, identità, peculiarità. E per molti aspetti è comprensibile. Ma è anche vero che oggi c’è chi ha capito che solo il lavorare insieme, il mettere a fattore comune le individualità, alzare lo sguardo su obiettivi di ampia portata può fare crescere il territorio. Come vada a finire, si vedrà. In ogni caso il fatto che la città di Casale Monferrato sia una delle 46 candidate a diventare ‘Capitale italiana della Cultura 2020’, come ha fatto anche Asti, rappresenta l’ennesima prova della volontà di sviluppo di alcuni centri e della beatificazione del proprio isolamento di altri. L’Alessandria che vorrebbe diventare la vera porta sul Monferrato, finora, certo complici anche le elezioni, non si è nemmeno resa conto di cosa sta accadendo in questi giorni vicino al capoluogo. È stata infatti presentata da Casale Monferrato al Ministero dei Beni culturali la lettera di adesione, E entro settembre la città dovrà presentare un primo dossier con il programma culturale, incentrato sul concetto di “Casale Monferrato come città resiliente, capace di resistere alle difficoltà utilizzando la cultura monferrina e le sue tantissimi peculiarità, dall’arte all’architettura fino al cibo e alla letteratura come mezzo di rinascita.

Il territorio del Monferrato sarà la chiave della proposta che verrà avanzata. Non era tecnicamente possibile proporre formalmente una candidatura collettiva, ma “sarà quello che noi faremo con la pratica, coinvolgendo Comuni e associazioni” hanno dichiarato gli amministratori della città di Sant’Evasio. E anche la città di Asti è tra le 46 candidate. Una concorrenza diretta fra le due realtà? Sì, ma viene subito definita una “positiva concorrenza” come precisa Andrea Cerrato, assessore al Turismo del Comune astigiano: “La nostra sarà una rivalità costruttiva, i reciproci dossier si completeranno l’un l’altro e si lavorerà insieme per far crescere il turismo del territorio in chiave internazionale”. In tutti i territori le realtà culturali “sono state invitate ad avanzare proposte, idee, a collaborare e a partecipare ai momenti di incontro e di lavoro che saranno organizzati già prima dell’estate”.

In questa fase non c’è certezza del risultato, anche se i due territori sono quelli che hanno ottenuto il riconoscimento di Patrimonio Unesco e di European Community of Sport 2017, ma quella che appare evidente è la volontà di pensare in grande, puntare su obiettivi in grado di aumentare la visibilità internazionale, cercare di cogliere un risultato che può anche non arrivare, ma intanto tutto il lavoro fatto per questo scopo non solo rimane sul Casalese come sull’Astigiano, ma viene ulteriormente messo a valore. E Alessandria? Si crogiola nei ricordi del passato, parla molto e conclude poco, considera già completati progetti che non sono che all’inizio, ma soprattutto le storiche e decisamente anacronistiche divisioni territoriali, a cominciare da quella con Casale, continuano a condizionare ogni futuro potenziale processo di sviluppo. 

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