Fubine ridens: gran finale
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Redazione - redazione@alessandrianews.it  
12 Aprile 2018
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Fubine ridens: gran finale

Sabato 14 e domenica 15 al Teatro dei Batù gli ultimi due appuntamenti di stagione della rassegna. Anno 1927: c’è maretta a Coniolo, gli abitanti si ribellano per l’eccessiva attività estrattiva nel sottosuolo...

Sabato 14 e domenica 15 al Teatro dei Batù gli ultimi due appuntamenti di stagione della rassegna. Anno 1927: c?è maretta a Coniolo, gli abitanti si ribellano per l?eccessiva attività estrattiva nel sottosuolo...

FUBINE MONFERRATO – Sabato 14 e domenica 15 aprile alle 21,15 al Teatro dei Batù ultimi due appuntamenti della rassegna Fubine Ridens, organizzata dalla Compagnia Teatrale Fubinese (via Longo; ingresso 7 euro). E sarà proprio il sodalizio locale a chiudere la 21esima edizione della manifestazione proponendo la commedia Si siamo aggiustati tutti bene. Prenotazioni allo 0131 778461, massimobrusasco@libero.it.

Scritta e diretta da Massimo Brusasco, la pièce è interpretata da Maurizio Ferrari, Doriana Bellinaso, Massimo Brusasco, Anna Cioffi, Cesare Langosco, Flavia Bigotti, Giuseppe Balestrero, Paolo Tafuri, Franco Mordiglia e Riccardo Robotti, con la collaborazione di Lidia Mordiglia e Giancarlo Devidi, le scenografie e i costumi a cura della Compagnia stessa. Voci fuori campo Angelo Balestrero e Giulia Lento.

Anno 1927. C’è maretta a Coniolo, paese del Monferrato a pochi chilometri da Casale. Gli abitanti si ribellano per l’eccessiva attività estrattiva nel sottosuolo: un prelievo smodato che, indebolendo il terreno, rischia di fare crollare le case soprastanti. I coniolesi, che sono in prevalenza minatori, minacciano una protesta dal ministro, temendo il ripetersi di quando accaduto 22 anni prima, quando, a seguito di alcuni crolli, gli abitanti decisero di vendere i terreni alle ditte dedite all’estrazione della marna da cemento e, mattone dopo mattone, trasferirono il paese dalla riva del Po alla collina.
Il 1927 è un anno cruciale sotto molti aspetti. Il Regime fascista approva la legge sul celibato: tasse più alte per chi non si sposa. Cambia, inoltre, la norma sul diritto minerario: il sottosuolo non è più di proprietà di chi ha i terreni soprastanti, bensì dello Stato. A Coniolo, sempre nel 1927, si scatena la rivolta degli abitanti che temono il crollo delle loro abitazioni a causa dell’attività estrattiva e, proprio in quell’anno, viene annunciata, a partire dal primo gennaio 1928, l’annessione del paese a Pontestura (l’indipendenza tornerà nel 1947).

Al dopolavoro di Coniolo, gli allarmati cavatori si ritrovano per organizzare una manifestazione di protesta a Roma. Il capo della rivolta è Berto, alle prese anche col desiderio della figlia di sposare Matteo, giunto in paese anni prima quando gli imprenditori del cemento, per far fronte agli scioperi dei coniolesi, si rivolsero a fidati operai bergamaschi. I rivoltosi devono però fare i conti con Luisin, un cavatore che l’avvocato della controparte riesce a corrompere a suon di promesse. Tra sposalizi da combinare e matrimoni ormai logorati dal tempo, spicca il vecchio Tugnas che, benché sempre poco considerato, riesce a trovare soluzioni adeguate.

“Si siamo aggiustati tutti bene” è la frase pronunciata da un anziano cavatore coniolese che, a qualche anno di distanza dalla conclusione dell’attività estrattiva (che finì nel 1963), disse: “Si credevamo che chiudendo le miniere di non poter più vivere, e invece si siamo aggiustati tutti bene”. Il miracolo economico italiano, d’altronde, era alle porte…

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