La fusione non piace ai Comuni, solo tre casi e pure ‘complicati’
Nonostante i tanti soldi di incentivo le fusioni tra Comuni sono ancora pochissime. I tre casi della provincia di Alessandria evidenziano che non è facile mettere d'accordo tutti. Se poi la burocrazia non aiuta la faccenda si complica
Nonostante i tanti soldi di incentivo le fusioni tra Comuni sono ancora pochissime. I tre casi della provincia di Alessandria evidenziano che non è facile mettere d'accordo tutti. Se poi la burocrazia non aiuta la faccenda si complica
PROVINCIA – In una provincia che fino a un anno fa contava ben 190 Comuni ci si sarebbe aspettato che l’incentivo alle fusioni volontarie – 3,5 milioni d euro in dieci anni e un ‘bonus’ dalla Regione – avrebbe avuto un po’ più successo. E invece nell’Italia dei campanili è prevalsa la diffidenza e la gelosia: gli esempi alessandrini sul tavolo sono solo tre, e neppure – per ora – senza conseguenze. Due e mezzo in verità, visto che Lu e Cuccaro non sono ancora ufficiali: stanno facendo le pubblicazioni di nozze. E come in tute le coppie c’è una parte (Lu) più convinta, e l’altra più refrattaria alle novità.
L’unico vero caso spontaneo è stato Piovera Alluvioni, dal primo gennaio 2018 una unica realtà retta da un commissario prefettizio in attesa di nominare un unico primo cittadino. I sindaci uscenti Enrico Boccaleri e Giuseppe Betti erano riusciti a convincere le rispettive comunità che la fusione fosse una novità vantaggiosa. E così fu. Ma il passaggio senza precedenti ha inevitabilmente portato disguidi e intoppi. Ci si aspettava forse una burocrazia più snella ed una Regione che lo facilitasse maggiormente. Che è avvenuto in fretta e furia a fine anno (periodo già di per sé complicato), con il cambio di gestore rifiuti e cassonetti da fare prima di Capodanno. Per uniformare il personale, i consorzi, le utenze e i contratti ci vuole il tempo giusto. Come accade in questi casi ha portato il commissario a gestire solo gli affari ordinari, congelando tutte le decisioni politiche. NIente contributi ad associazioni o agevolazioni a categorie, per esempio.
Il ‘caso’ alessandrino ha spinto Michele Fontefrancesco e Fabio Bellinaso a tentare la strada della fusione anche nel Monferrato, con buona pace delle gelosie territoriali. Boccaleri e Betti sono stati ben felici di raccontare la loro esperienza unica, dal momento in cui nessuno aveva idea di come sarebbe andata.
“Preferite essere più piccoli e poveri, o un po’ più ‘ricchi’ ma uniti?”, è il ragionamento dei due sindaci monferrini per spiegare in poche parole che ci son più vantaggi che svantaggi, senza tanto attaccamento alla poltrona.
Se i primi hanno fatto da apripista, i secondi ci hanno pensato molto bene sulla scorta dei pionieri, A Gavazzana-Cassano si vive un caso ancor più assurdo. Dal referendum avevano vinto i ‘sì’ alla fusione. Ma a Gavazzana avevano prevalso i no. Nonostante il risultato ambiguo l’iter per il mono comune è andato avanti in Regione.
I contrari alla fusione non si sono arresi. Il Comitato per il No vuole andare davanti al Tar per mantenere i due comuni divisi.