Deambrogio: «Non autosufficienti beffati dalla Regione»
L'attacco dell'esponente di Piemonte Popolare
CASALE – «Per le persone non autosufficienti e per le loro famiglie è arrivato l’ennesimo gesto di inaccettabile disattenzione da parte della giunta Cirio – ha dichiarato Alberto Deambrogio, fra i promotori di Piemonte Popolare – Nella Dgr 38-8654, approvata nell’ultima Giunta prima delle elezioni, vengono spostati 18 milioni di euro di fondi sanitari dalle convenzioni Rsa (per coprire il 50% della quota sanitaria sulla retta totale) a favore dei gestori delle Rsa medesime per i posti già attivi in convenzione».
Continua Deambrogio: «Con quei soldi si sarebbero potute attivare 1000 nuove convenzioni annue, invece di elargire un nuovo bonus ai gestori privati. Questa scelta non avrà nessuna conseguenza concreta su utenti e famiglie, che continueranno naturalmente a pagare, per chi sta in convenzione, la quota alberghiera. Per chi in convenzione purtroppo non è la situazione rimarrà drammatica visto che, pur avendo diritto alla copertura della quota sanitaria, sarà costretto a pagare rette sino a 3000 euro al mese.
Se i fondi destinati ai gestori, che non sono nuovi tra l’altro, fossero stati dedicati a stipulare nuove convenzioni ne avrebbero tratto vantaggio, oltre i non autosufficienti, i gestori stessi, perché le nuove convenzioni avrebbero stabilito condizioni strutturali e durevoli».
“Forse Cirio e la sua compagine hanno puntato sul fatto che l’attenzione della campagna elettorale venisse diretta su altre cose – ha concluso Deambrogio – Chi si trova a dovere affrontare i problemi della non autosufficienza, però, sa bene quali sono le proprie condizioni materiali e le difficoltà grandissime che deve affrontare.
Questa Giunta non è stata in grado nemmeno di mettere a punto una vera e aggiornata lista di chi si trova ad attendere di essere inserito in convenzione, tanto meno di prospettare un piano almeno pluriennale e credibile per dare risposta a queste persone. Il tema va sollevato ora, anche in questi ultimi giorni di campagna elettorale e andrà affrontato immediatamente dopo la sua fine: in gioco c’è un diritto negato e riconosciuto dalla legge!».