Max Biglia: «Dal disastro al trionfo del disastro infiocchettato»
La riflessione del candidato della coalizione Casale, Davvero
CASALE – Da Max Biglia, candidato nella lista del Pd all’interno della coalizione Casale, Davvero, a sostegno di Riccardo Calvo a Casale, riceviamo e pubblichiamo in forma integrale.
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Solo, con i miei pensieri mi interrogo su come poter esprimere con le parole e il mio animo semplice, questo periodo di smancerie, intermezzi propagandistici, autocommiserazioni, derisioni e affanni preelettorali. Mi sono domandato se tra questi luccichii c’è o ci sarà un risarcimento, c’è o ci sarà un vero rinascimento. Ho cercato dentro di me, ho frugato nelle mie tasche e ascoltato i miei passi. Ho prestato attenzione ai miei dubbi e alle mie miserie. L’età, è un esercitarsi per un tempo migliore, come un vino aromatico che profuma, abbraccia, riscalda. Un esercitarsi dove purtroppo non si è affrancati da errori e inquietudini ma è dare forma al proprio essere, ed è bene ribadirlo, dove nulla è scontato: poter accarezzare i nostri figli, parlare ed essere capiti, l’umiltà e la gratitudine, afferrare un bicchiere di acqua fresca e rovesciarla in gola senza aver paura di soffocare, avere delle opportunità, dei sentimenti, poter scegliere o, tentare di vivere con responsabilità.
È un tempo dove la buccia di banana è sistemata con la massima gentilezza sotto le nostre scarpe, come il formaggio che ti adesca nella trappola del luogo comune. Distinguere per non generalizzare, non essere dei soldatini ubbidienti, ammaestrati, ma altresì investire sul buonsenso di quegli uomini e quelle donne che la sera, prima di andare a letto, con le preoccupazioni e le stizze, le incoerenze, i tic e le debolezze che ognuno di noi ha, possono evitare quegli abbagli che riducono l’uomo a spettatore irrilevante. Per coloro che fanno finta di non vedere, di non capire, che si rassegnano di fronte a tanta insensatezza, è necessario ricordare che la mente è utile per considerare, gli occhi servono per guardare, le orecchie per ascoltare e il senso della giustizia per impedire le vessazioni più infime dove una fotografia capovolta può essere addirittura più utile, formativa, accessibile in un’attesa che rinfranca il pensiero e aiuta la dialettica. Forse la vita o forse la fortuna di aver incontrato donne e uomini che mi hanno dimostrato che dagli errori si può imparare, e che i dubbi, le imperfezioni, l’umiltà, sono qualità e non limiti, commisero invece chi ha solo certezze, goffe o infinite verità e, mai nulla da chiarire. Beninteso, verità che non contrastino con gli interessi individuali o di quegli “affezionati” che sanno solo annuire, prigionieri di questo baratto di piccoli privilegi, incapacità e cafonerie, pacche sulle spalle, promesse e benevolenze che hanno davvero dello straordinario. Domiciliati nell’immaginario “paese dei balocchi” così ben descritto, da essere ormai addestrati alle ciance, alle menzogne e alle smentite, e a questa ordinata confusione che nasconde le magagne, alimenta le tifoserie e sfama l’egocentrico, con il risultato che la gente comune è disgustata, non crede più a niente. Un popolo, una comunità allontanata, dileggiata, intimorita, divisa, che non riesce più a credere a niente, non può farsi un’opinione e rimarrà in questo menefreghismo imprudente, un provincialismo marginale dove la dote è per chi ha scelto la carriera, il travestimento, il potere a ogni costo e non il bene di un popolo o di una comunità.
Questo accade ormai un po’ ovunque, anche a Casale, la “capitale del Monferrato”, un’adorabile cittadina con un buon numero di persone virtuose e garbate, una capitale della storia di molte, indubbie meraviglie, che vive però un presente dove troppo spesso, al di là del vero, la voce che si insinua tra le genti ci svia con racconti ricamati di cangianti favolette, apostolati, annunci che quotidianamente celebrano una nauseabonda “Epifania”. L’apparizione di un ordinario che è meticolosamente comunicato come straordinario, un incessante sermone di battaglie vinte, esaltazioni e bicchierate. Perché se la politica è carente di contenuti, il corpo non deve patire. Mentre invece, la realtà del vivere comune è un’altra cosa: famiglie e persone sconfortate dalle difficoltà e dalle insicurezze del lavoro, un sistema economico produttivo sempre più debole, una giustizia che non interessa quasi più nessuno, giovani che si allontanano e quei perimetri di sicurezza e vigilanza, tanto adulati ma mai rispettati dopo gli innumerevoli episodi a dir poco terribili. La sanità pubblica che, secondo i picchetti urlati e le rassicurazioni, in questi ultimi anni avrebbero dovuto curarci e guarirci tutti, invece siamo precipitati “dal male in peggio”. E ancora, gli insuccessi delle discipline sportive d’eccellenza, il pattume e le deiezioni canine così minuziosamente descritte, propagandate, in questi anni di conformismo sono diventate diligenti al punto che cani stitici differenziano l’immondizia umana designante e senza colpe. Un vero miracolo italiano dove tra il dire e il fare c’è una quotidiana moltiplicazione dei pani e dei pesci di “colui che può tutto” e che, con compassione per queste pecore smarrite, si è messo a disposizione. Quel che era tutto un “disastro”, oggi è il trionfo del disastro infiocchettato, “un post al sole”, un teatro politico onirico che si muove a proprio agio in questo “Gran Monferrato” delle buone notizie, dalle parole comode e dalla memoria corta, che in questa geografia strampalata si accontenta.
Così, da uomo fragile, mi interrogo su queste imprese epiche nel tempo in cui è complicato argomentare, valutare, non essere d’accordo, mentre invece si giudica spesso con superficialità e presunzione, trasformando la parte pubblica, in una questione propria, personale, che vuole imporsi e che abbandona l’accettazione e rimuovere ogni contenuto alle parole. Se la cosa pubblica non è giudizio sull’uomo, la società nega se stessa, e tutto questo diviene un bailamme di illusioni ed esortazioni dove trionfa e trionferà un raffinato banditismo.
Nulla di eccezionale dunque, solo una faticosa e imprudente carenza di pace, anche qui, vicino ad ognuno di noi, laddove non c’è ragione, equilibrio, verità. Non la forza, ma la verità che non dev’essere di chi alza la voce al di sopra dell’altro, governando con la prepotenza delle idee. La pace non è solo assenza di guerra, ma viene dalla dignità e dal diritto di ciascuno a vivere in condizioni che creano tutto questo, senza negare, tacitare o deridere l’altro. Dentro a questo groviglio, è presente una opportunità, ed è nostro dovere tenere accesa questa motrice rivoluzionaria attraverso la cultura del sapere e la libertà di pensare, come ricerca continua che smaschera le apparenze e le mistificazioni. È importante riconoscere tra le presunte sacralità istituzionali e chi le governa. È vitale far emergere le cose belle che ci sono, il plurale e tutto ciò che è dignità, bellezza, che non fa rumore, non fa notizia.
Questo è il vero coraggio di avere più coraggio!
Buon voto a ciascuno.