Europa, raddoppio dell’olio tunisino a dazio zero: Coldiretti e Unaprol lanciano l’allarme
Economia
7 Gennaio 2026
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Il caso

Europa, raddoppio dell’olio tunisino a dazio zero: Coldiretti e Unaprol lanciano l’allarme

Nel 2025 gli arrivi dalla Tunisia sono cresciuti del 38% facendo crollare i prezzi dell’olio Evo italiano. Danni anche per l’Alessandrino, dove il settore è in crescita

ALESSANDRIA – Il possibile raddoppio delle importazioni di olio tunisino a dazio zero rappresenterebbe «una scelta suicida» da parte dell’Unione Europea. A denunciarlo sono Coldiretti e Unaprol, commentando l’annuncio del Governo tunisino sull’avvio di negoziati con Bruxelles per portare a 100mila tonnellate annue il contingente agevolato di esportazioni verso l’Ue.

Secondo le organizzazioni agricole, “si tratta di una decisione che rischia di colpire duramente le produzioni europee di qualità. A partire dall’olio extravergine d’oliva. Favorendo così un modello industriale basato sull’approvvigionamento di prodotto estero a basso costo. Spesso utilizzato per operazioni di “italian sounding” sui mercati internazionali”.

I numeri spiegano la portata del problema. In Italia si producono circa 300mila tonnellate di olio, se ne consumano 400mila e se ne esportano altre 300mila. Eppure, nel 2025, il prezzo dell’olio italiano pagato agli agricoltori è calato fino al 30%. Una contraddizione che Coldiretti attribuisce alle importazioni massicce e alla pressione al ribasso esercitata dall’olio straniero.

“Il nostro territorio danneggiato”

Una dinamica che riguarda da vicino anche la provincia di Alessandria, come sottolinea il presidente di Coldiretti Alessandria Mauro Bianco. «È una situazione che danneggia un territorio che sta puntando in modo strategico sull’olivicoltura. Con produzioni e superfici in crescita soprattutto nel Casalese e in Valcerrina». Bianco chiede un rafforzamento dei controlli «nelle industrie olearie e sui presunti frantoi che regolarizzano come extravergine olio che non lo è. Consentendo a veri e propri trafficanti di dichiarare come italiano un prodotto che non lo è affatto».

Secondo l’analisi Coldiretti su dati Ismea, nei primi nove mesi del 2025 gli arrivi di olio tunisino in Italia sono aumentati del 38%. Determinando un calo superiore al 20% delle quotazioni dell’extravergine italiano. L’olio tunisino viene oggi venduto sotto i 4 euro al litro, una soglia che spinge molti produttori italiani a lavorare sotto i costi di produzione, mentre i margini aumentano solo per l’industria.

“Il colpo di grazia”

A favorire questo meccanismo è l’attuale accordo Ue che consente l’importazione annuale di 56.700 tonnellate di oli vergini d’oliva, un contingente che ora si vorrebbe ampliare ulteriormente. «Un colpo di grazia per gli olivicoltori italiani – ribadisce il direttore di Coldiretti Alessandria Roberto Bianco –. E un modello che incentiva la concorrenza sleale, mettendo a rischio il nostro patrimonio agroalimentare di eccellenza».

Coldiretti e Unaprol annunciano iniziative di mobilitazione e controllo. «Siamo pronti a presidiare porti e frontiere da cui passano le cisterne di olio destinate a diventare italiane con l’inganno. Difendiamo così il lavoro degli agricoltori, ma anche la salute dei cittadini».

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