Processo Eternit, il commento del sindaco di Casale Capra
La nota rilasciata da Palazzo San Giorgio a cui fa eco quello della Lega
CASALE – Nella giornata di mercoledì 11 febbraio, la Quarta Sezione della Corte di Cassazione ha disposto un nuovo rinvio alla Corte d’Assise d’Appello di Torino della sentenza che aveva condannato Stephan Schmidheiny a 9 anni e 6 mesi per 91 omicidi colposi legati all’amianto, sui 392 inizialmente contestati all’avvio del procedimento.
La decisione è motivata dalla mancata traduzione in lingua tedesca, la lingua dell’imputato, della sentenza torinese, circostanza che, secondo la difesa, comporterebbe una lesione del diritto a un pieno esercizio delle facoltà difensive.
Il Sindaco di Casale Monferrato, Emanuele Capra, presente all’udienza di Roma, ha affermato: “Tornare a casa con una nuova delusione è un peso che questa comunità non meritava. Dopo anni di attesa, c’era finalmente la speranza di vedere affermata la giustizia, e invece ci troviamo di nuovo di fronte a un rinvio. Non definitivo, certo, ma sufficiente a rimandare ancora una volta la risposta a una legittima richiesta di verità e responsabilità. È un’amarezza sapere che tutto riparta a causa di chi non ha provveduto a garantire la traduzione in tedesco della sentenza d’appello, un passaggio essenziale per il pieno esercizio dei diritti dell’imputato, ma che inevitabilmente rinvia ancora una volta la possibilità di giustizia per le vittime, mettendo a repentaglio il corso di un processo che tutela dei diritti di chi ha subito le conseguenze di un crimine così grave”.
La nota della Lega
Anche la sezione casalese della Lega – partito d’appartenenza del sindaco Capra – è intervenuta sul tema: “É Giustizia questa? La sentenza della Corte di Cassazione che annulla la sentenza di condanna a Stephan Schmidheiny per l’omicidio colposo plurimo di 91 persone nel processo Eternit-bis rinviando alla Corte di Assise d’Appello di Torino perché ne disponga la traduzione in tedesco, ha il sapore amaro del senso di ingiustizia.
Come è possibile che dopo anni di sofferenze e di processi sia di nuovo un cavillo procedurale a frustrare la giusta pretesa di giustizia delle tante famiglie delle vittime e di tutta la nostra comunità?
É Giustizia quella che consente ad un condannato a nove anni per omicidio plurimo colposo, che aveva le sue aziende sul territorio italiano, di sottrarsi alla decisione di una Corte perché, dopo tre gradi del primo processo Eternit e due di questo Eternit bis celebrati in Italia, assistito da avvocati italiani, oppone di non capire come mai é stato condannato perché non comprende la lingua italiana?
Davvero la semplice mancata traduzione della sentenza di secondo grado è un pregiudizio per la sua difesa?
Siamo certi che la mera applicazione di questi principi di diritto, senza guardare alla realtà della vicenda, risponda davvero ad una richiesta di giustizia sostanziale?
E se sí, chi ha sbagliato? Chi deve pagare per le tante famiglie che vedranno prescriversi i propri diritti nei prossimi mesi?
Non certo i familiari delle vittime. Non certo la nostra comunità che vede una volta di più allontanarsi il finale di questa drammatica e dolorosa storia.
Si getta così un’ulteriore ombra su questa vicenda che inizia ad assumere i tratti dell’assurdo.
Nella speranza che chi ha sbagliato si assuma le proprie responsabilità senza trincerarsi dietro il silenzio e chieda quantomeno scusa, restiamo fiduciosi che, prima o poi, sia resa finalmente Giustizia, quella vera, non quella legalese da azzeccagarbugli, quella che la nostra comunità attende da tempo, troppo purtroppo”.