pubbliredazionale
Te la racconto io Alessandria: l’arco di Trionfo
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23 Febbraio 2026
ore
06:00
Confartigianato
Te la racconto io Alessandria: l’arco di Trionfo
Eretto nel 1768 per celebrare la visita di Vittorio Amedeo III, l’arco di Trionfo di Piazza Matteotti è uno dei rari esempi di arco settecentesco tardo barocco in città: tra restauri, trasformazioni urbanistiche e un recente intervento concluso nel 2022, continua a raccontare l’evoluzione di Alessandria

L’arco di Trionfo sito in Piazza Matteotti ad Alessandria è un raro esempio di arco trionfale settecentesco in stile tardo barocco, costruito in mattoni, con l’intonaco soprastante che ne riproduce il colore e la trama, con l’arcata unica sormontata da un architrave con fregio a triglifi e timpano triangolare spezzato. Costituisce un ideale fondale scenografico a via Dante, anche se negli anni più recenti è stato inglobato e svilito in un’area spartitraffico al centro dell’incrocio È stato eretto nel 1768 da Giuseppe Caselli, architetto allora molto attivo nella città, per ricordare la visita ed il soggiorno alessandrino del re di Sardegna Vittorio Amedeo III e della consorte regina Maria Antonio Ferdinanda di Spagna.

All’epoca costituiva un elemento decorativo in una zona desti­nata al passeggio, in prossimità delle antiche mura di cinta orientali della città, un passeggio alberato che seguiva il trac­ciato dell’attuale corso Lamarmora. Sul lato opposto rispetto a via Dante si trovava infatti la vecchia Piazza d’Armi, successivamente piantumata, collocata in uno spazio prima occupato da una cittadella quattrocentesca. L’arco, in laterizio a tinta naturale come in origine, nel tempo ha subito parecchi interventi di restauro, il primo dei quali risale al 1843 in occasione dell’incoronazione della statua della Madon­na della Salve, patrono della città di Alessandria. Ne subì altri nel 1879 e nel 1968. Negli ultimi tempi è stato istituito un comitato per la promozione di un ulteriore restauro, reso necessario dallo stato di conservazione dell’arco stesso, e principalmente dalle cadute di vaste aree di intonaco nella zona inferiore.

Quest’ultimo restauro è terminato nel 2022. Fino alla fine dell’Ottocento l’estensione della piazza d’Armi è rimasta invariata e libera da fabbricati. Via Marengo non esisteva e per uscire dalla città in direzione Est si doveva superare il canale Carlo Alberto che confluiva nel Tanaro scorrendo dove attualmente è situata via Pisacane. Si usciva dalle mura sei-settecentesche attraverso l’unica porta dapprima detta di Santo Spirito e poi Porta Marengo. Agli inizi del Novecento il nuovo piano di sviluppo urbano consente di edificare delle abitazioni e la piazza comincia ad assumere la fisionomia attuale, con i due lati arricchiti simmetricamente di edifici residenziali porticati in un tardo stile Art Nouveau.