Casale Monferrato: Etty Hillesum, la voce che sfidò Auschwitz, ultimo incontro alla Biblioteca
Oggi pomeriggio, mercoledì 10 giugno, alle 18.15, si conclude il ciclo “Vi scrivo del mondo, vi parlo di me”, curato da Barbara Marini. Protagonista dell’ultimo incontro sarà Etty Hillesum, scrittrice olandese ebrea morta ad Auschwitz nel 1943, autrice di un diario che resta una delle testimonianze più profonde del Novecento sulla dignità umana, la speranza e la capacità di resistere all’orrore senza rinunciare alla propria umanità
CASALE MONFERRATO – Ultimo appuntamento con “Vi scrivo del mondo, vi parlo di me”: oggi pomeriggio alla Biblioteca Civica protagonista Etty Hillesum.
Oggi, mercoledì 10 giugno 2026, alle ore 18.15, la Biblioteca Civica “Giovanni Canna” di Casale ospiterà l’appuntamento conclusivo del ciclo “Vi scrivo del mondo, vi parlo di me. Consigli di lettura: come affacciarsi ai grandi autori attraverso le loro pagine autobiografiche”, seconda edizione dell’iniziativa curata da Barbara Marini. L’incontro finale sarà dedicato a Etty Hillesum, la scrittrice olandese di origine ebraica morta ad Auschwitz nel 1943, una delle voci più intense e luminose del Novecento.
«E dobbiamo riuscire a sopportare insieme questi tempi e a venirne fuori e ci dobbiamo sostenere a vicenda in tutto, e amarci». Queste parole, tratte dai suoi scritti, sintetizzano il cuore della testimonianza di Etty Hillesum, capace di trasformare la tragedia della persecuzione in una straordinaria riflessione sull’umanità, sulla dignità e sulla forza interiore.
La storia di Esther, detta Etty
Nata a Middelburg il 15 gennaio 1914 con il nome di Esther Hillesum, detta Etty, crebbe in una famiglia colta: il padre era insegnante di lingue classiche, mentre la madre, di origine russa, era giunta nei Paesi Bassi dopo i pogrom che colpirono le comunità ebraiche dell’Europa orientale. Dopo aver conseguito una laurea in Giurisprudenza, si iscrisse alla facoltà di Lingue slave. Lo scoppio della guerra interruppe temporaneamente il suo percorso di studi, che riuscì comunque a completare in seguito, specializzandosi in lingua e letteratura russa e insegnando presso l’Università popolare di Amsterdam.
Un ruolo fondamentale nella sua formazione personale e spirituale fu quello dello psicologo Julius Spier, allievo della scuola junghiana, del quale divenne collaboratrice e segretaria. Attraverso questo rapporto Etty si avvicinò alle teorie psicoanalitiche e intraprese un intenso percorso di introspezione che avrebbe trovato espressione nelle pagine del suo celebre diario.
Tra il 1941 e il 1943, negli anni più drammatici dell’occupazione nazista dei Paesi Bassi, Hillesum scrisse infatti un diario destinato a diventare una delle testimonianze più significative del secolo scorso. Pubblicato inizialmente in Olanda e successivamente tradotto in numerose lingue, il testo racconta non solo la progressiva persecuzione degli ebrei, ma soprattutto la crescita spirituale di una donna che, pur immersa nell’orrore della storia, non rinunciò mai a cercare il senso della vita e la bellezza del mondo.
Impiegata come dattilografa presso una sezione del Consiglio Ebraico, Etty ebbe diverse occasioni per sottrarsi alla deportazione, ma scelse di condividere il destino del suo popolo. Operò come assistente sociale nel campo di transito di Westerbork, nei Paesi Bassi, dove venivano raccolti ebrei e rom destinati ai campi di concentramento nazisti. Da quel luogo continuò a scrivere lettere e riflessioni che ancora oggi colpiscono per la loro profondità e per la capacità di affermare la dignità umana anche nelle condizioni più estreme.
Il 7 settembre 1943 Etty, insieme ai genitori e ai fratelli, fu deportata ad Auschwitz. Morì nel campo di sterminio il 30 novembre dello stesso anno, a soli ventinove anni.
Non negò mai la violenza, ma rifiutò il ruolo di vittima
Nei suoi scritti non negò mai la realtà della violenza e della sofferenza, ma rifiutò costantemente di assumere il ruolo di vittima. La sua testimonianza continua a essere letta come un esempio straordinario di resilienza, consapevolezza e apertura verso l’altro. Per molti studiosi rappresenta una delle prime grandi interpreti moderne dell’empatia e della capacità di riconoscere, anche nel pieno della tragedia, una bellezza del mondo che nessuna persecuzione può distruggere.
L’incontro di oggi offrirà l’occasione per avvicinarsi alla figura e all’opera di una delle autrici più significative del Novecento, chiudendo un percorso dedicato agli scrittori che hanno raccontato sé stessi e il proprio tempo attraverso le pagine autobiografiche, trasformando l’esperienza personale in una testimonianza universale.