Esercitazione estrema nell’Abisso Dolly: recupero simulato da 160 metri di profondità
Al lavoro nell'Abisso Dolly: dieci tecnici del CNSAS mettono alla prova le nuove tecniche di soccorso speleologico tra pozzi e strettoie
TORINO – Dieci tecnici, una barella e 160 metri di profondità da risalire attraverso pozzi e strettoie. Quella che avrebbe potuto trasformarsi in una lunga e complessa operazione di soccorso si è invece conclusa in appena dieci ore, dimostrando sul campo l’efficacia delle nuove tecniche sviluppate dal Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico. Sul Monte Mondolé, nel Cuneese, l’esercitazione della Prima Delegazione di Soccorso Speleologico del CNSAS si è trasformata in un vero e proprio blitz sotterraneo.
Sabato scorso, 13 giugno, presso l’Abisso Dolly, cavità che si apre a quota 1775 metri sul versante nord-orientale del Monte Mondolé, nel comprensorio di Prato Nevoso-Artesina, è andata in scena una nuova verifica operativa delle tecniche di recupero alleggerite sviluppate dalla Scuola Nazionale Tecnici di Soccorso Speleologico del CNSAS. L’obiettivo è rendere più rapide ed efficienti le operazioni di evacuazione di un infortunato in ambiente ipogeo.
Operazioni a 160 metri di profondità
Una squadra composta da soli dieci tecnici, tra cui una medico specializzata nel soccorso in ambiente impervio, ha simulato il recupero di una barella con un ferito lungo il complesso sistema di pozzi e strettoie che caratterizza la cavità. Le operazioni sono iniziate a 160 metri di profondità, all’interno dei meandri sub-orizzontali, e si sono concluse nei pressi dell’ultimo pozzo, a breve distanza dall’uscita.
In un intervento reale, l’ultima strettoia particolarmente angusta avrebbe richiesto il supporto della Commissione Disostruzione del CNSAS, specializzata nell’allargamento in sicurezza dei passaggi più stretti mediante tecniche dedicate.
Determinante anche il sistema di comunicazione radio-telefono sviluppato dalla Commissione Tecnica Speleologica del CNSAS, che ha consentito alla direzione del soccorso, allestita nei pressi del Rifugio Balma a quota 1890 metri, di mantenere un collegamento costante con la squadra impegnata sottoterra.
L’intero recupero si è concluso in sole dieci ore. Un risultato che conferma l’efficacia delle tecniche di movimentazione alleggerite e l’elevato livello di preparazione dei tecnici coinvolti, evidenziando come addestramento continuo, esperienza e affiatamento rappresentino elementi essenziali per affrontare con successo le operazioni di soccorso in ambiente sotterraneo.
L’esercitazione rientra nel programma permanente di formazione del CNSAS e contribuisce al costante perfezionamento delle procedure operative, con l’obiettivo di garantire standard sempre più elevati di sicurezza ed efficienza negli interventi di soccorso speleologico.