Riforma Calderoli, i sindaci esclusi contestano il decreto: «Scelta che divide il Paese»
Politica
9 Luglio 2026
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La protesta

Riforma Calderoli, i sindaci esclusi contestano il decreto: «Scelta che divide il Paese»

I sindaci contestano il decreto attuativo sulla montagna e annunciano che proseguiranno la battaglia a difesa delle autonomie locali.

ALESSANDRIA – Decreto sulla montagna, i sindaci dei comuni esclusi contestano la firma del Governo: “Un altro passo verso un’Italia divisa”.

La firma del Governo sul decreto attuativo della legge dedicata ai territori montani, inserita nel percorso della riforma promossa dal ministro per gli Affari regionali Roberto Calderoli, riaccende il confronto politico tra l’esecutivo e gli amministratori locali che contestano l’impianto della normativa.

Secondo i sindaci firmatari del comunicato, il provvedimento non rappresenta un semplice atto tecnico, ma costituisce un ulteriore tassello di una riforma destinata a modificare il rapporto tra Stato, Regioni e autonomie locali.

Il regolamento stabilisce i criteri per la classificazione dei Comuni montani e individua i territori che potranno beneficiare delle misure previste dalla legge. Una scelta che, secondo i promotori della protesta, avrà ricadute sulla distribuzione delle risorse pubbliche, sugli incentivi e sulle politiche di sviluppo delle aree interne.

Nel documento gli amministratori evidenziano inoltre come il Governo abbia deciso di procedere anche in assenza dell’intesa con tutte le Regioni, assumendosi, a loro giudizio, la responsabilità politica di una decisione destinata a incidere sugli equilibri tra Stato e autonomie territoriali.

“Ancora aperto il confronto sull’autonomia differenziata”

I sindaci ricordano che i sostenitori della riforma ritengono necessario introdurre criteri uniformi e oggettivi per superare le incertezze che hanno caratterizzato negli anni la classificazione dei Comuni montani. Al tempo stesso ribadiscono le proprie preoccupazioni per quello che definiscono un rafforzamento del potere decisionale del Governo, mentre è ancora aperto il confronto sull’autonomia differenziata.

Secondo i firmatari del comunicato, i provvedimenti attuativi della riforma avranno effetti concreti sulle politiche dedicate alla montagna, dall’accesso ai fondi per lo sviluppo agli incentivi contro lo spopolamento, fino agli interventi per la natalità e la programmazione territoriale.

Per gli amministratori locali, ogni nuovo decreto conferma che la riforma è ormai entrata nella fase della concreta applicazione amministrativa e che le responsabilità politiche delle scelte ricadono sull’intero esecutivo.

I sindaci ribadiscono infine che la loro iniziativa proseguirà anche nei prossimi mesi. L’obiettivo, spiegano, è difendere il ruolo delle autonomie locali, chiedere un confronto istituzionale più ampio e contestare quelle decisioni che ritengono lesive dell’equilibrio tra i territori. Per questo, concludono, «nessuna bandiera bianca»: il confronto politico e istituzionale continuerà affinché le comunità locali possano avere un ruolo diretto nelle decisioni che riguardano il loro futuro.

Il decreto

Il decreto sulla montagna (DPCM n. 121 dell’11 maggio 2026) è il regolamento che dà attuazione alla legge 131/2025 sulla promozione delle zone montane, voluta dal ministro per gli Affari regionali Roberto Calderoli. È stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 7 luglio 2026 ed entrerà in vigore il 22 luglio.

In concreto, il decreto: stabilisce i nuovi criteri per definire quali Comuni sono classificati come montani, sulla base di parametri oggettivi come altitudine e pendenza del territorio; approva il nuovo elenco dei Comuni montani, che passa a 3.715 Comuni; costituisce la base per l’applicazione delle misure previste dalla legge, come fondi per lo sviluppo della montagna, incentivi contro lo spopolamento e altre politiche dedicate ai territori montani. Tuttavia, un successivo decreto dovrà individuare quali Comuni avranno accesso alle specifiche misure di sostegno.

Le polemiche nascono perché diversi Comuni perdono la classificazione di “montano”, con il timore di vedersi ridurre l’accesso a risorse e agevolazioni. Inoltre, alcune Regioni e numerosi sindaci hanno criticato il metodo seguito dal Governo, sostenendo che il decreto sia stato adottato senza un’intesa piena con tutte le Regioni.

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