Biologico, dall’Ue un primo passo: Coldiretti chiede regole più semplici
Società
Monica Gasparini  
18 Luglio 2026
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10:30 Logo Newsguard
Agricoltura

Biologico, dall’Ue un primo passo: Coldiretti chiede regole più semplici

L'associazione accoglie con favore il voto del Parlamento europeo sulla revisione del regolamento Ue, ma sollecita interventi per ridurre la burocrazia, uniformare le certificazioni e garantire maggiore trasparenza sull'origine dei prodotti.

TORINO – Biologico, Coldiretti: «Più trasparenza sulle importazioni e meno burocrazia».

Il voto della Commissione Agricoltura e Sviluppo rurale del Parlamento europeo sulla revisione del regolamento Ue dedicato alla produzione biologica viene accolto con favore da Coldiretti Bio, che parla di un primo passo nella giusta direzione per garantire maggiore trasparenza sull’origine dei prodotti importati. L’organizzazione chiede però che il percorso di riforma prosegua con interventi più incisivi per alleggerire il peso della burocrazia che grava sul comparto.

Secondo Coldiretti, oggi le aziende biologiche devono sostenere un aggravio amministrativo di almeno il 30% rispetto all’agricoltura convenzionale. L’approvazione della relazione parlamentare, sottolinea l’associazione, ha inoltre evitato che il confronto si spostasse su aspetti tecnici che avrebbero potuto mettere in discussione alcuni principi cardine del biologico.

Regole più restrittive

Tra le novità ritenute più importanti c’è l’introduzione di regole più restrittive sull’utilizzo del logo europeo per i prodotti biologici provenienti dai Paesi extra Ue. Una misura considerata necessaria alla luce dell’aumento delle importazioni, cresciute del 26% nel 2025 rispetto all’anno precedente. Positivo anche il via libera alle modifiche sulla certificazione di gruppo, che dovrebbero facilitare il percorso dei piccoli agricoltori verso la certificazione biologica.

In Piemonte il biologico interessa oltre 50 mila ettari coltivati, soprattutto destinati a foraggi, prati, cereali, frutta e vigneti. Il comparto conta più di 3 mila operatori certificati tra produttori, trasformatori e importatori. Tra questi c’è anche l’Azienda agricola Gianfranco Torelli di Bubbio, indicata da Coldiretti come produttrice del primo vino biologico italiano.

«Bene questo primo risultato, ma di nodi da sciogliere ne restano ancora», osserva il vicepresidente di Coldiretti Asti e vignaiolo Gianfranco Torelli. Tra le criticità segnala il mancato riconoscimento dei vini biologici europei in Giappone, che costringe gli esportatori a ricertificare i prodotti come convenzionali per poterli commercializzare nel Paese asiatico. Chiede inoltre un allineamento delle norme sull’etichettatura dell’origine, oggi obbligatoria per il biologico ma non per i prodotti convenzionali. «I consumatori hanno il diritto di conoscere la provenienza di tutto ciò che portano in tavola», sottolinea.

Anche la presidente di Coldiretti Asti, Monica Monticone, e il direttore Giovanni Rosso chiedono un ulteriore passo avanti nel percorso di semplificazione. «È apprezzabile lo sforzo compiuto, ma occorre intervenire in maniera ancora più significativa per ridurre costi e inutili perdite di tempo. Servono norme stabili e chiare, capaci di garantire una concorrenza leale tra i produttori dei diversi Paesi e di mantenere elevate le garanzie per i cittadini».

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