Roggero, Cirio: «Merita il perdono». Mattarella richiama Nordio sui poteri di grazia
Alberto Cirio sostiene la richiesta di grazia per Mario Roggero, definendolo un uomo che ha agito per difendere la famiglia e il proprio lavoro. Intanto il Quirinale ribadisce che la concessione della grazia è una prerogativa esclusiva del presidente della Repubblica.
TORINO – Alberto Cirio: «Sosterrò la richiesta di Grazia per Mario Roggero»
Il presidente della Regione Piemonte ha annunciato attraverso un video pubblicato sui social che sosterrà la richiesta di Grazia per il gioielliere Mario Roggero.
«Se è vero, e va ribadito, che la legge va rispettata e nessuno può farsi giustizia da solo – afferma – è però altrettanto vero che un uomo onesto, che per tutta una vita ha lavorato con sacrificio, se ha agito nell’esasperazione e nel terrore per difendere la vita della propria famiglia, delle proprie figlie e il frutto del suo lavoro, possa essere compreso e perdonato».
Il presidente richiama quindi l’istituto della Grazia previsto dalla Costituzione, definendolo «il punto di equilibrio tra il rigore della legge e la comprensione delle istituzioni, tra la legalità e l’umanità della pena».
«In questo percorso – conclude – il Piemonte non lascerà solo Mario Roggero, un piemontese onesto che merita il perdono».
La convocazione
Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella nei giorni scorsi ha convocato al Quirinale il ministro della Giustizia Carlo Nordio per ribadire che la concessione della grazia è una prerogativa esclusiva del capo dello Stato, come stabilito dalla Costituzione e confermato dalla sentenza n. 200 del 2006 della Corte costituzionale. L’incontro – scrive Ansa – segue l’avvio, da parte del ministro, dell’istruttoria per un’eventuale grazia a Mario Roggero.
Dal Quirinale precisano che non si tratta di una valutazione sul merito del caso Roggero, anche perché la Cassazione non ha ancora depositato le motivazioni della sentenza, ma di una questione di metodo volta a tutelare le prerogative costituzionali del presidente della Repubblica. Mattarella avrebbe inoltre richiamato un principio espresso da Luigi Einaudi, sottolineando il dovere del presidente di preservare integre le attribuzioni che la Costituzione assegna al suo ruolo.