Addio a Emma Camagna, una vita da giornalista intrecciata con la storia di Alessandria
Storica firma de La Stampa, aveva iniziato nel 1954 accanto al padre Giovanni. Dallo sport alla cronaca, raccontò per decenni la città e fu testimone diretta dei giorni terribili della rivolta del carcere del 1974
ALESSANDRIA – È morta questa mattina a 93 anni Emma Camagna, storica giornalista alessandrina e per decenni firma de La Stampa. Con lei se ne va una delle figure che più a lungo hanno raccontato Alessandria, i suoi personaggi, le sue trasformazioni, le sue tragedie e la sua quotidianità.
Dire Emma Camagna significa infatti ripercorrere una parte importante della storia del giornalismo alessandrino del Novecento. Una professione che per lei era diventata quasi un destino familiare. Suo padre Giovanni era entrato a La Stampa nel 1919 e lei stessa raccontava di essersi avvicinata al mestiere nel 1954, inizialmente come suo «galoppino».
Da Coppi a Rivera, una vita dentro la notizia
Gli inizi coincisero con anni straordinari per la cronaca e per lo sport alessandrino. Nel 1954 c’erano la vicenda di Fausto Coppi e della Dama Bianca, ma anche importanti fatti di cronaca cittadina. Poi arrivò il calcio: Camagna seguì l’Alessandria e fu per lungo tempo l’unica donna a occuparsi di sport per Stampa Sera. Al Moccagatta raccontò anche gli esordi di un giovanissimo Gianni Rivera.
Era un giornalismo molto diverso da quello di oggi. Fatto di presenza, conoscenza diretta delle persone, telefonate, macchine da scrivere, tribunali, stadi e strade percorse alla ricerca delle notizie. Emma Camagna ne è stata per Alessandria una delle interpreti più riconoscibili. Accompagnando generazioni di lettori e diventando a sua volta un pezzo della memoria della città.
Nel corso della sua lunghissima attività ha raccontato grandi personaggi e piccole storie, presidenti della Repubblica e commercianti, fatti di sangue e vicende di costume.
La rivolta del carcere e quei due giorni impossibili da dimenticare
C’è però una pagina che più di ogni altra ha legato il nome di Emma Camagna alla storia di Alessandria: la rivolta del carcere di piazza Don Soria dell’8 e 9 maggio 1974.
Camagna fu una dei tre giornalisti, insieme a Franco Marchiaro e Giuseppe Zerbino, che durante quelle drammatiche ore fecero da tramite tra i detenuti in rivolta e l’esterno. Una testimonianza diretta, vissuta dentro uno degli avvenimenti più tragici della storia recente della città. Documenti dell’epoca ricordano anche come i tre cronisti fossero entrati nei piani dei rivoltosi nelle convulse fasi della vicenda.
Cinque ostaggi e due detenuti morirono al termine della rivolta. Per gli articoli scritti in quei giorni Camagna ricevette il Premio Saint-Vincent per il giornalismo, consegnatole dal presidente della Repubblica Giovanni Leone. Lei, però, ricordò sempre quel riconoscimento senza retorica: il premio non riusciva a cancellare il peso di ciò che aveva visto e delle persone che erano morte.
Una memoria rimasta viva fino agli ultimi anni
Quell’esperienza la accompagnò per tutta la vita. Ancora nel 2022 tornò a raccontare pubblicamente quei «due giorni di terrore». E nel 2024 partecipò alle iniziative organizzate ad Alessandria per il cinquantesimo anniversario della rivolta.
La sua autorevolezza era riconosciuta anche all’interno del mondo giornalistico locale. Ma probabilmente il modo migliore per ricordare Emma Camagna resta quello di pensare alle migliaia di articoli attraverso i quali ha raccontato Alessandria. Una cronista capace di attraversare epoche profondamente diverse senza perdere il legame con la città e con i suoi lettori.
Il giornalismo come appartenenza
Per Emma Camagna essere giornalista non era soltanto esercitare una professione. Era appartenere a un giornale e, attraverso quel giornale, alla propria comunità. Il suo nome è stato per decenni familiare ai lettori alessandrini, al punto da diventare quasi inseparabile dalla cronaca cittadina.
Con la morte di Emma Camagna Alessandria perde non soltanto una storica giornalista, ma una delle custodi della propria memoria. Una donna che per oltre settant’anni ha visto la città cambiare e ha continuato a raccontarla. Oggi, per una volta, è Alessandria a dover raccontare lei.
Il rosario sarà recitato domani – venerdì 21 agosto – alle 19 in Duomo, dove sarà celebrato anche il funerale, sabato mattina, alle 10.30.