Infermieri e turni notturni, Nursing Up: più rischi per salute e mortalità
Secondo il sindacato, l’accumulo di notti, il sonno insufficiente e recuperi non adeguati possono aumentare nel tempo i rischi per chi lavora in corsia.
Il sindacato cita studi internazionali su mortalità, diabete, demenza e disturbi muscoloscheletrici e chiede di riconoscere l’usura della professione.
CASALE MONFERRATO – Gli infermieri e i turni notturni restano al centro di un nuovo approfondimento diffuso da Nursing Up, che richiama studi scientifici internazionali sui possibili effetti del lavoro a turni sulla salute. Secondo il sindacato, l’accumulo di notti, il sonno insufficiente e recuperi non adeguati possono aumentare nel tempo i rischi per chi lavora in corsia.
Tra i dati riportati c’è il Danish Nurse Cohort su 18.015 infermiere, che rileva, tra chi lavora di notte rispetto alle colleghe diurne, un 26% in più di mortalità generale e un 71% in più di mortalità cardiovascolare. Il Nurses’ Health Study, che ha seguito 74.862 infermiere per 22 anni, segnala invece, tra chi aveva svolto almeno 15 anni di turni notturni rotativi, un +11% di mortalità generale e un +23% di mortalità cardiovascolare.
Diabete, demenza e lavoro notturno
Nel materiale diffuso da Nursing Up si richiama anche un altro studio del Danish Nurse Cohort, su 19.873 infermiere, che associa il lavoro notturno a un 58% in più di incidenza del diabete rispetto al lavoro diurno. Nella stessa coorte, tra le infermiere con almeno sei anni di lavoro notturno, un ulteriore studio rileva un’incidenza di demenza «più che doppia» rispetto alle colleghe con almeno sei anni di lavoro diurno.
Sul piano oncologico, il sindacato ricorda inoltre che la Iarc, Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro dell’Oms, classifica il lavoro notturno nel Gruppo 2A, cioè «probabilmente cancerogeno per l’uomo», sulla base delle evidenze disponibili e dell’alterazione dei ritmi circadiani.
L’usura fisica e l’organizzazione dei turni
L’approfondimento cita poi una meta-analisi su 5.153 infermieri europei, che stima nell’87,8% la prevalenza dei disturbi muscoloscheletrici lavoro-correlati, con lombalgia al 61,4% e disturbi cervicali al 49,9%. L’Oms, aggiunge Nursing Up, segnala che fino al 72% degli infermieri soffre di lombalgia cronica aspecifica.
Per il sindacato non conta soltanto il numero di notti svolte, ma anche la loro organizzazione. Viene citato il NEXT Study, condotto su 11.102 infermieri di otto Paesi europei, Italia compresa, sul rapporto tra turnazioni, salute e capacità lavorativa. Un altro studio svolto in cinque ospedali italiani e pubblicato su JAMA Network Open avrebbe evidenziato maggiore sonnolenza e peggiori livelli di attenzione negli infermieri sottoposti a rotazione inversa; dopo il turno notturno, il 93,8% di quel gruppo presentava livelli elevati di sonnolenza.
La richiesta del sindacato
Secondo Nursing Up, anche in Italia il quadro sarebbe significativo: uno studio su 2.355 infermieri impegnati nei turni notturni ha rilevato una prevalenza dell’insonnia del 65,4%, pari a 1.524 professionisti. Il sindacato richiama anche i dati Inail, secondo cui nel quinquennio 2020-2024, nell’assistenza sanitaria, l’84,4% delle malattie professionali denunciate riguarda il sistema osteomuscolare e il tessuto connettivo.
«I turni vanno fatti. Gli ospedali non possono fermarsi quando il resto del Paese dorme», afferma Antonio De Palma, presidente nazionale Nursing Up. Il sindacato torna così a chiedere che in Italia venga riconosciuta la natura usurante della professione infermieristica, distinguendola dalle sole tutele già previste per il lavoro notturno in presenza dei requisiti di legge.