Nucleare, Legambiente Casale: “Legge delega vuota e non sostenibile”
Polemica sull’approvazione in Parlamento della legge delega sul nucleare e rilancia la posizione espressa a livello nazionale da Greenpeace Italia, Legambiente, WWF Italia e Kyoto Club
Dura presa di posizione dopo l’approvazione in Parlamento: nel mirino tempi, costi, scorie, sicurezza e dipendenza dall’uranio.
CASALE MONFERRATO – Legambiente Casale Monferrato critica l’approvazione in Parlamento della legge delega sul nucleare e rilancia la posizione espressa a livello nazionale da Greenpeace Italia, Legambiente, WWF Italia e Kyoto Club: per le associazioni, il cosiddetto «nucleare sostenibile» «attualmente non esiste».
Nel comunicato diffuso il 24 settembre 2026, il provvedimento viene definito una «scatola vuota» e contestato già nell’impostazione. Secondo le organizzazioni ambientaliste, il titolo della legge farebbe «promesse irrealizzabili» e svuoterebbe di significato l’aggettivo sostenibile.
Le contestazioni sul testo
Tra i punti indicati c’è il richiamo alla neutralità tecnologica nell’ambito delle tecnologie nucleari. Per le associazioni, questo lascerebbe troppo margine all’esecutivo e confermerebbe come il riferimento ai reattori modulari – indicati come non ancora disponibili commercialmente – venga usato per sostenere l’idea che impianti più piccoli siano anche più puliti.
La posizione espressa nel comunicato è opposta: «tutte le analisi tecniche dicono esattamente il contrario». In particolare, viene sostenuto che i piccoli reattori moltiplicherebbero problemi, compresa la produzione delle scorie, oltre a costi e questioni legate alla sicurezza.
Tempi lunghi e scorie nucleari
Secondo Greenpeace Italia, Legambiente, WWF Italia e Kyoto Club, il nucleare non risponderebbe ai problemi energetici che l’Italia affronta oggi. Tra le ragioni indicate ci sono i tempi di realizzazione, ritenuti incompatibili con esigenze immediate: qualsiasi piano, si legge, richiederebbe «come minimo 15 anni», con il richiamo all’esperienza francese di Flamanville.
Le associazioni contestano anche l’idea di una maggiore indipendenza energetica, osservando che il nucleare dipende comunque dall’uranio, descritto come reperibile soprattutto in Paesi problematici, «a iniziare dalla Russia, che ha la leadership mondiale». Nel testo si richiama poi il nodo delle scorie e il fatto che nel disegno di legge venga ripresa la gestione dei rifiuti derivanti dalle centrali chiuse nel 1987.
Il riferimento alle rinnovabili
Un ulteriore elemento evidenziato riguarda il quadro geopolitico. Rispetto a 15 anni fa, sostengono le associazioni, sarebbe cambiato il contesto internazionale e la presenza di potenziali obiettivi sensibili distribuiti sul territorio renderebbe la scelta ancora più delicata.
Nel finale del comunicato viene criticato anche il ministro competente, accusato di promettere rapidità sui provvedimenti delegati nonostante, secondo gli ambientalisti, non sia riuscito a garantire lo sviluppo delle fonti rinnovabili sul territorio. La proposta alternativa indicata dalle associazioni punta su «fonti rinnovabili, accumuli, efficienza energetica ed elettrificazione» come strada per sicurezza e indipendenza energetica.