Ustica, nuove indagini dopo l’apertura francese. Il nodo del dossier Ramstein
Cronaca
Monica Gasparini   
3 Ottobre 2026
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18:30 Logo Newsguard
L'approfondimento

Ustica, nuove indagini dopo l’apertura francese. Il nodo del dossier Ramstein

La Procura di Roma ritira la richiesta di archiviazione dopo la disponibilità della Francia a una nuova collaborazione. L’avvocato Daniele Osnato - che assiste molti famigliari delle vittime - invita alla cautela e insiste su nuovi accertamenti sulle tracce radar. Il dossier Ramstein venne consegnato agli inquirenti: legato ai piloti Nutarelli e Naldini e all’alessandrino Giorgio Alessio.

ALESSANDRIA – Ustica, l’indagine riparte. E torna il nodo del dossier Ramstein.

Ustica, nuove indagini dopo l’apertura francese. Il nodo del dossier Ramstein

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Il procedimento sulla strage di Ustica non si chiude. La decisione sull’archiviazione, attesa mercoledì scorso davanti al gip di Roma, è stata superata dalla scelta della Procura di ritirare la propria richiesta e proseguire gli accertamenti dopo la disponibilità manifestata dalla Francia a una nuova collaborazione giudiziaria.

Una svolta arrivata a 46 anni dalla tragedia del DC9 Itavia e a ridosso dell’udienza nella quale il gip avrebbe dovuto pronunciarsi sull’opposizione alla richiesta di archiviazione.

Il procuratore capo di Roma ha spiegato in aula che l’apertura francese determina «un nuovo filone e nuove prospettive» per l’inchiesta. Parigi ha manifestato la disponibilità a trasferire documentazione relativa alla vicenda e a rispondere a eventuali nuove richieste dell’autorità giudiziaria italiana.

Una novità che l’avvocato Daniele Osnato, legale di numerosi familiari delle vittime di Ustica, accoglie però con estrema cautela.

«La collaborazione della Francia me la sarei aspettata nel 1980», osserva il legale, sottolineando soprattutto la tempistica dell’iniziativa: «Arriva a 48 ore dall’udienza nella quale il giudice doveva decidere».

Osnato precisa che le sue perplessità non riguardano la magistratura italiana. Di fronte alla disponibilità manifestata da Parigi, sostiene, la Procura non avrebbe potuto ignorare la possibilità di acquisire nuovi elementi. Il problema, secondo il legale, è capire quale sarà l’effettiva consistenza della collaborazione francese, quali documenti verranno consegnati e in quali tempi.

“Speranza inquinata dall’amarezza”

«Bisogna prendere questa novità con speranza, ma è una speranza inquinata dall’amarezza», dice Osnato. «Una collaborazione istituzionale e processuale non c’è mai stata, se non in maniera molto parziale».

La preoccupazione riguarda anche i tempi. Dopo 46 anni, osserva il legale, eventuali nuove richieste della Procura potrebbero aprire un’altra fase investigativa la cui durata oggi è impossibile prevedere. E, soprattutto, occorrerà valutare criticamente la documentazione che arriverà dalla Francia.

«Ho sentito di dover lanciare un allarme: siate critici, siate attenti. Io non mi fido», afferma Osnato.

Il nodo dei radar

Per il legale delle vittime, tuttavia, la prosecuzione dell’inchiesta dovrebbe servire anche a sciogliere questioni rimaste aperte indipendentemente dalla nuova disponibilità francese.

L’attuale procedimento affonda le proprie radici anche nelle dichiarazioni rese nel 2007 dall’ex presidente del Consiglio Francesco Cossiga sulla dinamica della strage. Da quelle dichiarazioni prese avvio un nuovo filone investigativo, protrattosi per molti anni e approdato poi alla richiesta di archiviazione.

Osnato si è opposto alla chiusura dell’inchiesta chiedendo, tra l’altro, ulteriori approfondimenti tecnici sul quadro radaristico della sera del 27 giugno 1980.

Il punto, sostiene, è arrivare a una valutazione tecnica il più possibile definitiva sulla presenza o meno di velivoli militari nell’area circostante il DC9.

«Dopo 46 anni non mi sta bene che rimanga ancora il dubbio», afferma. «Voglio sapere con certezza: quelli che compaiono sono o non sono aerei? Sono tracce reali oppure no?».

Da qui la richiesta che, nella nuova fase dell’indagine, venga affidato a uno specialista un ulteriore esame del materiale radaristico: «Voglio che venga messo nero su bianco».

La battaglia per arrivare alla verità

Da anni l’avvocato Daniele Osnato, al fianco dei familiari delle vittime di Ustica, porta avanti una battaglia tenace per fare piena luce su ciò che accadde la sera del 27 giugno 1980 nei cieli italiani e per arrivare a una ricostruzione completa della verità.

E il dossier Ramstein?

Perché ci occupiamo del caso di Ustica? Perché c’è un elemento che riguarda direttamente anche Alessandria.

Si tratta del dossier Ramstein, relativo alla tragedia avvenuta il 28 agosto 1988 durante un’esibizione delle Frecce Tricolori nella base Nato in Germania.

In quell’incidente morirono i tre piloti Ivo Nutarelli, Mario Naldini e Giorgio Alessio, quest’ultimo alessandrino. I nomi di Nutarelli e Naldini sono entrati nel lungo dibattito giudiziario e investigativo su Ustica per la loro attività di volo la sera del 27 giugno 1980.

I due piloti dell’aeronautica militare dovevano essere sentiti nell’inchiesta sulla strage di Ustica perché quella sera erano in volo su un F-104 nei pressi della rotta del DC-9 Itavia e avevano lanciato un segnale di emergenza generale, circostanze che rendevano la loro testimonianza potenzialmente importante per ricostruire quanto accaduto nei cieli quella sera.

Il dossier raccolto da Osnato sull’incidente di Ramstein era stato consegnato alla Procura di Roma nell’ambito dell’inchiesta aperta dopo le dichiarazioni di Cossiga.

Dov’è quel dossier?

Di certo, quella documentazione non sarebbe risultata presente nella richiesta di archiviazione.

Una circostanza sulla quale, allo stato, non è possibile trarre conclusioni. Potrebbe essersi trattato di un problema nella gestione o nell’organizzazione degli atti.

Perché il dossier Ramstein, nelle intenzioni con cui era stato originariamente consegnato agli inquirenti, doveva richiamare l’attenzione della Procura su possibili elementi da valutare nel più ampio contesto investigativo relativo a Ustica.

Dopo 46 anni, l’apertura della Francia offre alla Procura nuove possibilità investigative. Ma per Osnato la nuova fase dovrebbe essere anche l’occasione per verificare fino in fondo ciò che è già contenuto — o che dovrebbe essere contenuto — negli atti italiani.

A cominciare dalle tracce radar.

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