Torino: bypass coronarico e TAVI nello stesso intervento su paziente ad alto rischio
Il Maria Pia Hospital di Torino
Società
Monica Gasparini   
29 Ottobre 2026
ore
21:00 Logo Newsguard
Cardiochirurgia e cardiologia interventistica

Torino: bypass coronarico e TAVI nello stesso intervento su paziente ad alto rischio

Al Maria Pia Hospital di Torino un bypass coronarico totalmente arterioso a cuore battente seguito, nella stessa seduta operatoria, da una TAVI su una paziente di 77 anni con patologia onco-ematologica e ad alto rischio.

TORINO – Maria Pia Hospital, bypass coronarico e TAVI nello stesso intervento su una paziente ad alto rischio.

A Torino una procedura combinata di quattro ore su una donna di 77 anni con patologia onco-ematologica. L’Heart Team ha eseguito un bypass totalmente arterioso a cuore battente seguito da TAVI nella stessa seduta operatoria.

Un bypass coronarico totalmente arterioso eseguito a cuore battente e, subito dopo, una procedura TAVI per la sostituzione della valvola aortica. È la strategia adottata dall’Heart Team multidisciplinare di Maria Pia Hospital di Torino, struttura di GVM Care & Research di Alta Specialità accreditata con il Servizio sanitario nazionale, per trattare una paziente di 77 anni affetta da una patologia onco-ematologica e caratterizzata da un profilo di rischio particolarmente elevato.

L’intervento, durato circa quattro ore e realizzato in sala ibrida, ha consentito di affrontare nella stessa seduta operatoria sia la malattia coronarica sia quella valvolare, riducendo l’impatto di un approccio cardiochirurgico tradizionale in una paziente sottoposta a immunosoppressione prolungata e quindi maggiormente esposta al rischio di complicanze infettive, ematologiche e sistemiche.

Il ruolo dell’Heart Team nella scelta della strategia

La decisione terapeutica è stata definita attraverso il modello dell’Heart Team, con il coinvolgimento di cardiochirurghi, cardiologi interventisti, anestesisti-rianimatori e degli altri specialisti impegnati nella gestione della paziente fragile.

Uno dei nodi principali ha riguardato la modalità di rivascolarizzazione coronarica. Nel caso della 77enne, secondo l’équipe, anatomia ed estensione della malattia rendevano non indicato un trattamento percutaneo mediante angioplastica e stent.

Si è quindi optato per un bypass chirurgico completo, eseguito però con tecnica off-pump, cioè senza arrestare il cuore e senza ricorrere alla circolazione extracorporea.

«Nonostante l’angioplastica coronarica percutanea rappresenti oggi un trattamento ampiamente diffuso per molte forme di malattia coronarica, nel caso specifico la tipologia, l’anatomia e l’estensione della patologia presentavano caratteristiche tali da rendere il trattamento percutaneo con stent non indicato», spiega il professor Davide Ricci, responsabile della Cardiochirurgia di Maria Pia Hospital.

«Per questo motivo – aggiunge – è stato scelto un bypass chirurgico completo, ma eseguito con tecnica avanzata off-pump, con l’obiettivo di limitare l’impatto sistemico della procedura in una paziente particolarmente fragile».

Bypass totalmente arterioso a cuore battente

La rivascolarizzazione miocardica è stata eseguita utilizzando esclusivamente innesti arteriosi, scelti per le loro caratteristiche di durata e di pervietà nel tempo.

La tecnica a cuore battente consente di evitare l’impiego della circolazione extracorporea, elemento considerato particolarmente rilevante nel caso di una paziente con una complessa storia onco-ematologica.

«In un quadro clinico molto delicato come quello della nostra paziente, l’approccio tradizionale con bypass a cuore fermo e sostituzione valvolare chirurgica con utilizzo di circolazione extracorporea avrebbe comportato un rischio molto alto di infezioni e instabilità ematologica», sottolinea Ricci.

La circolazione extracorporea, ricorda lo specialista, può infatti determinare una risposta infiammatoria sistemica e alterazioni immunologiche potenzialmente rilevanti nei pazienti più fragili.

Dopo il bypass, la TAVI per la valvola aortica

Una volta completata la rivascolarizzazione coronarica, l’équipe ha proceduto nella stessa seduta con una TAVI, la sostituzione transcatetere della valvola aortica.

La TAVI permette di impiantare la nuova valvola mediante catetere, generalmente attraverso l’arteria femorale, evitando nel normale approccio transfemorale l’apertura chirurgica del cuore prevista nella sostituzione valvolare convenzionale.

La combinazione tra bypass off-pump e TAVI ha quindi permesso di trattare entrambe le patologie cardiache riducendo, secondo l’Heart Team, l’impatto complessivo dell’intervento.

«La scelta di combinare un bypass totalmente arterioso off-pump con una procedura TAVI è stata il risultato di una valutazione rigorosa del rapporto rischio-beneficio, considerando la grave patologia oncologica ematologica della paziente», afferma Ricci.

«Il risultato ottenuto conferma la validità di questa strategia nei centri con elevata esperienza, forte organizzazione multidisciplinare e disponibilità di una moderna sala ibrida».

L’intervento nella sala ibrida di Maria Pia Hospital

L’intera procedura è stata eseguita in una sala ibrida di ultima generazione, un ambiente che integra tecnologie cardiochirurgiche e sistemi di imaging avanzato utilizzati dalla cardiologia interventistica.

Una configurazione che consente alle diverse équipe di operare nello stesso spazio e di intervenire rapidamente in caso di necessità, elemento particolarmente importante nelle procedure combinate ad alta complessità.

Secondo i dati del Programma nazionale esiti 2025 di Agenas citati dalla struttura, Maria Pia Hospital presenta inoltre la casistica più elevata della Regione Piemonte per l’esecuzione di bypass aorto-coronarici.

L’intervento cardiochirurgico è stato coordinato dal professor Davide Ricci. Il bypass totalmente arterioso off-pump è stato eseguito insieme al dottor Alex Dyrda e alla dottoressa Gabriella Rovero.

La TAVI è stata invece effettuata dall’équipe di Cardiologia interventistica diretta dal dottor Mauro De Benedictis, con il dottor Alessandro Decio come operatore.

Fondamentale anche il ruolo dell’équipe di Anestesia e rianimazione. La responsabilità anestesiologica è stata affidata al dottor Andrea Cuccio, con il dottor Marco Ellena impegnato nella gestione anestesiologica e nel controllo perioperatorio.

Dalla terapia intensiva alla riabilitazione nello stesso ospedale

Dopo l’intervento, la paziente è rimasta per 36 ore in terapia intensiva e successivamente per sette giorni nel reparto specialistico.

Il percorso è poi proseguito nella Riabilitazione cardiorespiratoria della stessa struttura, sotto la supervisione del dottor Marco Ribezzo, responsabile della Riabilitazione cardiologica.

La disponibilità nello stesso ospedale di sala operatoria ibrida, terapia intensiva, degenza specialistica e riabilitazione ha permesso di evitare il trasferimento della paziente in un’altra struttura e di mantenere la continuità tra le équipe coinvolte.

Un modello organizzativo che, nei pazienti complessi, può incidere sulla rapidità delle decisioni cliniche e sulla continuità assistenziale.

«Nei casi più complessi non è sufficiente disporre delle migliori tecnologie o di professionisti altamente qualificati: è fondamentale che tutte le competenze lavorino in modo integrato, condividendo ogni fase del percorso assistenziale», sottolinea il dottor Alessandro Morteo, direttore sanitario di Maria Pia Hospital.

«Il paziente può contare su una presa in carico completa, dalla diagnostica avanzata alla sala operatoria ibrida, dalla terapia intensiva alla degenza specialistica fino alla riabilitazione cardiologica, senza interruzioni del percorso di cura».

Un approccio per i pazienti cardiologici più fragili

Il caso di Torino evidenzia il ruolo crescente delle strategie ibride nella gestione dei pazienti ad alto rischio, soprattutto quando la presenza contemporanea di una malattia coronarica complessa e di una patologia valvolare rende particolarmente impegnativo l’approccio chirurgico convenzionale.

L’integrazione tra cardiochirurgia e cardiologia interventistica permette infatti di costruire percorsi personalizzati, valutando per ogni paziente il bilanciamento tra efficacia della procedura e riduzione del rischio.

Nel caso della 77enne trattata a Maria Pia Hospital, la combinazione tra bypass coronarico totalmente arterioso a cuore battente e TAVI ha consentito di affrontare entrambe le patologie in un’unica seduta operatoria, all’interno di un percorso assistenziale proseguito dalla terapia intensiva fino alla riabilitazione.

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