Truffe porta a porta agli anziani, tra le vittime numerosi alessandrini
La Procura di Padova ha chiesto il rinvio a giudizio per sei persone accusate, a vario titolo, di associazione per delinquere finalizzata a estorsioni e truffe. Nell'inchiesta coinvolte oltre 1.200 donne anziane in tutta Italia
ALESSANDRIA – Tra le oltre 1.200 donne anziane che, secondo l’accusa, sarebbero state vittime di un’organizzazione dedita a truffe ed estorsioni nel settore delle vendite porta a porta, figurano anche numerose residenti nella provincia di Alessandria. È quanto emerge dall’indagine della Guardia di Finanza di Padova, coordinata dalla Procura della Repubblica. Che ha portato alla richiesta di rinvio a giudizio nei confronti di sei persone.
Gli indagati sono ritenuti gravemente indiziati, a vario titolo, di aver promosso e partecipato a un’associazione per delinquere specializzata nello sfruttamento delle persone più vulnerabili. Questo, attraverso la vendita di prodotti per la casa a prezzi ritenuti sproporzionati.
Vittime anche nell’Alessandrino
Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, il gruppo operava su gran parte del territorio nazionale. Tra le province interessate figurano anche Alessandria, oltre ad Asti, Cuneo, Torino, Novara e numerosi altri territori del Nord e del Centro Italia. Le vittime individuate sono prevalentemente donne ultrasessantenni, spesso pensionate o sole, raggiunte direttamente nelle loro abitazioni da venditori porta a porta.
Le indagini, avviate dopo alcuni controlli economico-finanziari e sviluppate anche grazie alle denunce delle vittime, ipotizzano che gli indagati utilizzassero elenchi di nominativi acquistati da altre società. Obiettivo, individuare persone particolarmente vulnerabili. Una volta entrati nelle abitazioni, i venditori avrebbero sostenuto che le clienti fossero ancora vincolate da vecchi contratti sottoscritti anni prima con altre aziende. E quindi obbligate ad acquistare nuovi prodotti per la casa, tra cui pentole, materassi, poltrone reclinabili, ferri da stiro e dispositivi elettromedicali. Gli acquisti, secondo l’accusa, venivano proposti a cifre comprese tra 5.000 e 7.000 euro, quasi sempre attraverso finanziamenti al consumo.
Contestate estorsioni e truffe
La Procura contesta anche episodi di estorsione. Sempre secondo l’ipotesi accusatoria, in caso di rifiuto gli incaricati avrebbero minacciato azioni legali. Sostenendo l’esistenza di obblighi contrattuali inesistenti, inducendo così molte anziane a sottoscrivere nuovi ordini pur di porre fine alle pressioni.
L’inchiesta ipotizza inoltre che l’organizzazione abbia ottenuto ingenti profitti grazie ai forti ricarichi applicati sui prodotti venduti. E, anche, alle provvigioni riconosciute dalle società finanziarie per ogni contratto di credito concluso.
Sequestri e richiesta di rinvio a giudizio
L’indagine aveva già portato, nei mesi scorsi, all’esecuzione di misure cautelari personali. E al sequestro preventivo di beni per circa 2,5 milioni di euro, oltre a orologi di lusso, gioielli, autovetture e disponibilità finanziarie. Ora la Procura di Padova ha chiesto il rinvio a giudizio dei sei indagati.